I consigli di Federico

Ferie d’agosto (Paolo Virzì, 1996)
Commedia, 110’

29 gennaio, 13.50, Cine34

A Ventotene, due gruppetti di villeggianti, di estrazioni sociali e appartenenze politiche opposte, si trovano ad alloggiare in casolari confinanti. Baccano e snobismo saranno solo l’innesco dello scontro.
Quando si cercano dei punti di forza nei cinepanettoni o altre similari bovazze, si sente spesso dire che sono lo specchio degli italiani: allora mi viene in mente questo film e come sia stato possibile specchiarci così bene senza che i rutti ne fossero il fulcro.

Steve Jobs (Danny Boyle, 2015)
Biografico, 122’

1 febbraio, 21.00, Iris


Tre momenti centrali nella vita (e nella mente) professionale e privata del controverso fondatore di Apple, lungo i quindici anni che vanno dall’‘84 al ‘98.
La sceneggiatura/sineddoche di Sorkin, dai tanti aspetti teatrali, riesce a passare la complessità di un personaggio come Jobs e, cosa ancora più straordinaria, a farci empatizzare con lui (senza ambizioni di santità). Strana la scelta di Fassbender come protagonista, ma per una Hollywood che preferisce la bravura al mimetismo estremo, il risultato è vincente. Musiche di Pemberton da riscoprire.

I consigli di Carolina

Ammore e malavita (Manetti Bros., 2017)

Musical/Commedia, 134’

27 gennaio 21.10 su Rai Movie

Don Vincenzo Strozzalone è un boss mafioso, “Re del pesce” di Napoli, che si finge morto. Inizia così una storia intrisa di azione alla 007 e di melodramma partenopeo. Ammore e malavita fa un mashup di generi, dal gangster movie fino al musical americano, per ragionare ironicamente sul potere dell’immagine e su quanto quest’ultima sia alla base della costruzione di un immaginario sociale basato su stereotipi.

I figli di nessuno (Raffaello Matarazzo, 1951)

Drammatico/Sentimentale, 105’

30 gennaio alle 8.10 su Rai Movie

Il Conte Guido Carani, proprietario di una cava di marmo, è innamorato di Silvia, la figlia del guardiano. La perfida madre-padrona e il suo lacchè non sostengono questa unione e faranno di tutto per dividerli. Questo è l’unico film di Matarazzo, il Re del melodramma italiano, a non avere un lieto fine, ed anzi esso dipinge un affresco drammaticamente nefasto della vita dei padroni e di quella degli operai.

Carolina Minguzzi

Federico Benuzzi