Giappone. A largo di Kanagawa, una grande onda mostra la potenza selvaggia della natura. Sullo sfondo, l’imponente monte Fuji sembra estraneo alla tragedia che si sta consumando, immobile, sacro ed immortale. Xilografia in stile ukiyo-e, La grande onda di Hokusai è la prima e più celebre opera della serie intitolata Trentasei vedute del Monte Fuji, pubblicata la prima volta tra il 1830 e il 1831, oltre a essere la più famosa nel suo genere e una delle immagini più conosciute al mondo.
Di dimensioni modeste (25,7 × 37,9 cm), raffigura una tempestosa onda anomala in procinto di distruggere alcune imbarcazioni al largo della prefettura di Kanagawa.
Sebbene venga vista come l’opera che più rappresenta l’arte giapponese, in realtà essa combina elementi tradizionali della pittura orientale e caratteristiche tipiche dello stile occidentale. Forse per questo motivo ottenne immediato successo sia in patria che in Europa, contribuendo alla nascita del Giapponismo nella seconda metà del XIX secolo, riuscendo a diventare una fonte di ringiovanimento per l’arte occidentale, suscitando un forte impatto soprattutto su impressionisti e post-impressionisti.
Hokusai prese ispirazione per la raffigurazione delle onde e del movimento dell’acqua dallo stile shan shui, forma artistica originaria della Cina i cui soggetti più ricorrenti erano montagne, fiumi e cascate. Nei dipinti shan shui, tuttavia, raramente la natura veniva raffigurata come forza divina in grado di interferire con la vita umana, ed è probabilmente per questo motivo che le prime illustrazioni di Hokusai risentono soprattutto dell’influenza dello stile giapponese yamato-e, in cui la forza dell’acqua e il potere delle onde sono spesso utilizzati per far risaltare gli sforzi umani. Combinando i tratti principali di queste due forme artistiche, Hokusai  diede origine a qualcosa di unico e innovativo.
La composizione è costituita da tre elementi principali: il mare in tempesta, le barche e la montagna.


Sulle tre imbarcazioni, chiamate oshiokuri-bune (veloci chiatte lunghe circa 12-15 metri, utilizzate per il trasporto del pesce ancora vivo), trovano posto otto vogatori ciascuna, afferrati saldamente ai loro remi. Altri due passeggeri si trovano posizionati a prua di ciascuna barca, portando il numero totale di uomini presenti nell’immagine a trenta. Indossano una veste particolare color indaco chiamata samue, da cui si può dedurre che la scena sia ambientata in una giornata primaverile, in quanto tali abiti da lavoro erano indossati solitamente in primavera e in autunno, con la differenza che nella stagione autunnale le vesti erano di colore marrone.
Il mare è l’elemento predominante della composizione, rappresentato nella forma di un’onda che si estende per tutta la scena nell’esatto istante prima di infrangersi. Il disegno cattura l’attimo in cui l’onda forma una spirale quasi perfetta il cui centro passa per quello dell’immagine, dando la possibilità di vedere il monte Fuji sullo sfondo.


La grande onda può essere considerata l’iconica immagine della contrapposizione tra la forza della natura e la fragilità dell’uomo. Attraverso la rappresentazione dell’onda in modo così drammatico, l’autore intendeva catturare il sentimento di disagio di una nazione e del periodo storico che essa stava vivendo, in cui si iniziava a preoccuparsi delle possibili incursioni straniere (vigeva infatti la politica isolazionista, sakoku), ma allo stesso tempo intendeva simboleggiare il desiderio incombente dei giapponesi di viaggiare e spostarsi verso l’estero.
Per dare ulteriore enfasi drammatica all’opera, Hokusai disegnò l’onda nell’atto di spostarsi da sinistra a destra, in contrasto con il modo in cui i giapponesi leggono abitualmente le immagini. Negli emakimono, gli artisti ricorrevano spesso a questo stratagemma per stupire il lettore, e Hokusai ne riprese il concetto utilizzando l’onda per creare un effetto sorpresa. In effetti, per un occhio occidentale, abituato a leggere le immagini da sinistra verso destra, il senso di stupore viene meno, in quanto l’onda sarà erroneamente interpretata come soggetto principale, data la sua posizione a sinistra nell’immagine.


Per quanto possa essere agli occhi di un profano una semplice rappresentazione di un’onda marina, l’opera cerca di dirci qualcosa di più profondo. Il Giappone, ancorato alle sue tradizioni, è in via di cambiamento, pronto ad aprirsi al mondo e al contempo ad esplorarlo, cosciente che solo divenendo parte dell’onda del progresso si può sopravvivere alla tempesta.

Tommaso Amato