"Chi vincerà la battaglia, la legittimità di dire chi è violento?"

The monopoly of violence (Un pays qui se tient sage) si apre con una citazione di Max Weber: “Lo stato detiene il monopolio dell’uso legittimo della violenza”.

Lo stato a cui ci riferiamo in questo documentario diretto da David Dufresne è quello francese. Siamo a cavallo tra il 2018 e il 2019. Il movimento rivoluzionario dei gilet gialli (mouvement des gilets jaunes) scende in strada quasi quotidianamente per settimane, rivendicando cambiamenti di carattere economico nel proprio Paese. Le manifestazioni sfociano nella violenza. Polizia e civili si caricano a vicenda, atti vandalici e caos nella capitale, fino alle immagini degli scontri armati proprio in una delle opere cardine della storia francese, l’Arco di Trionfo.

Alcuni “gilet gialli” davanti all’Arco di Trionfo, l’1 dicembre a Parigi (GEOFFROY VAN DER HASSELT/AFP/Getty Images)

Siamo nel cuore dell’occidente, in uno Stato di diritto tra i principali europei, e si registrano scontri armati di ogni tipo. Utilizzo di violenze inaudite, di granate, pistole antisommossa, talvolta anche con testimonianze video di ciò.

Alcuni dei protagonisti delle rivolte, da civili a rappresentanti delle forze dell’ordine, si ritrovano davanti a queste testimonianze, video di repertorio e file di loro proprietà che vengono utilizzati per raccontare proprio quella violenza, i momenti in cui la storia di questo movimento civile veniva scritta.

La stessa violenza che è protagonista indiscussa di questo documentario.

L’occhio dello spettatore viene posto davanti a immagini reali e talvolta terrificanti, prove innegabili di una storia recente che noi conosciamo, ma forse non troppo. Nel corso del documentario verranno nominate la “violenza istituzionale”, la “violenza rivoluzionaria” e la “violenza repressiva”, interrogandosi in particolar modo sulla prima, quella che secondo il vescovo brasiliano Hélder Pessoa Câmara è “la madre di tutte le altre”, e non escludendo queste ultime, tenute ben presenti anche nella narrazione. La cosiddetta violenza istituzionale, come vedrete, è quella chi in questo frangente ha legittimato le azioni di chi le istituzioni le protegge: le forze dell’ordine.

A noi sta allora decidere quale sia la risposta alla domanda che ci si pone, quella che potete ritrovare in testa a questo articolo: “Chi detiene la legittimità di dire chi è violento?”.

Questo documentario si espone, fornisce una visione diversa, approfondita, su una tematica di storia recente passata in sordina, dimenticata a distanza di soli quattro anni dal suo inizio e la “sfrutta” per aprire un discorso più ampio, generalizzato, sul concetto di violenza intesa come “mantenimento dell’ordine” e sulla sua legittimità.

Sarà possibile vedere il documentario durante la tappa bolognese di Mondovisioni 2022, la rassegna organizzata da Internazionale in collaborazione con CineAgenzia. L’evento è a cura dell’Associazione Kinodromo.

Sarah Corsi