Riccardo Melosu: “Riporto quello che sento nelle foto”

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Ringraziamo innanzitutto il noto fotografo Riccardo Melosu per averci concesso quest’intervista e nell’aver creduto in noi. Lo staff di Cabiriams ti ringrazia calorosamente. 

La tua arte ha un’atmosfera molto cupa a quanto sembra, in maniera particolare guardando i tuoi ultimi lavori, come mai questa scelta?

Io definisco le mie opere cinematografiche più che fotografiche partendo dalla mia prima passione, il cinema. Le ambientazioni che uso sono date da influenze cinematografiche, riportando quello che ho vissuto nella fotografia. Cerco di rappresentare nei miei lavori quello che sento dentro, ad oggi non sento di poter fare una foto allegra e solare. 

Quali sono i film o i registi ai quali ti ispiri?

Onestamente non ho dei gusti particolari, parlo più di tecnica cinematografica. La mia passione per il cinema ovviamente è scaturita dal mio grande sogno: direttore della fotografia nellambito cinematografico. Purtroppo non son riuscito ad avverarlo per adesso, è un campo difficile in cui sfondareed ho cercato di colmare con i miei lavori questo vuoto. 

Come è nata la passione per la fotografia?

Nasce appunto dal cinema, Io riporto nelle mie foto quello che vedo nel cinema e nel mio vissuto. Potrei guardare una serie tv e da lì prendere spunto più che basandomi su lavori di altri fotografi. Io faccio il fotografo da un anno e mezzo, sto andando bene ma non voglio di certo spacciarmi come il fotografo dellanno. 

Uno dei tuoi nuovi lavori, Escape from the city #8, ha attirato la nostra attenzione per la sua particolarità. Vorresti parlarcene?

Quella è una foto proveniente da una serie di dici scatti, il numero otto sta appunto ad indicare la sua numerazione. Ho voluto prendere una modella e portarla in un luogo sperduto (il nome deriva da quello), permettendomi di immortalare attimi di libertà assoluta senza che i rumori e gli odori della città mutassero la mia idea di foto. In tutta la serie di scatti puoi trovare un perfetto connubio tra corpo e natura. Sono affascinato dal corpo umano, soprattutto nelle mie opere seleziono soggetti con corpi esili e dovunque io vada cerco di valorizzare il territorio, da qui queste foto.

Sei stato pubblicato su Vogue, com’è successo?

Allora ti spiego. Photo Vogue è uno spazio che permette di avere online  il proprio portfolio, rispetto ad altri spazi  il loro criterio di selezione è molto difficile da superare. Di certo non cambia la vita essere su PhotoVogue ma a differenza di molti altri nei quali non è presente alcun criterio di selezione, essere presente su questo sito è una bella soddisfazione e un buon trampolino di lancio.

•Sei inoltre stato selezionato insieme ad altri fotografi Italiani per una mostra a Roma, puoi raccontarci la situazione in cui ti trovavi?

Si, il portale Imaginarium.it selezionava gli artisti più talentuosi, appunto si trattava di una mostra fotografica a Roma sui fotografi emergenti in cui sono state esposte le mie opere. Mi rammarica non essere stato lì

La tua famiglia e le tue amicizie come vivono il tuo lavoro?

Adesso che è effettivamente diventato un lavoro bene. Prima, svolgendo unaltra attività, aveva un peso minore. La fotografia veniva vista come un gioco, daltronde al giorno doggi su Facebook siamo tutti fotografi e sta a noi creare un qualcosa di artistico e con un minimo di originalità. Adesso hanno tutti capito che in realtà rappresenta quello che davvero voglio fare. 

Nei tuoi set ti circondi di assistenti. Come mai questa scelta? Come mai hai scelto di fare un lavoro di gruppo per i tuoi progetti?

I miei progetti sono sempre personali ma ho comunque bisogno di assistenti che siano appassionati di fotografia. Ho avuto la fortuna di trovare persone professionali e ben istruite con cui svolgo molti dei miei lavori. Quando lavori con modelle, che siano note o meno, è sempre meglio farlo con un “team” che singolarmente, è forse lunica regola fissa della fotografia che seguo sempre. 

In generale con la comunità di fotografi italiani in che rapporti sei?

Adesso sono a Frosinone con Riccardo Lancia. Del genere fotografico di cui io mi occupo siamo in pochi e più o meno ci conosciamo tutti, anche se ammetto non sia proprio rose e fiori, come in tutti i settori c’è molta ignoranza e poca professionalità, tutto a discapito di chi invece lavora seriamente.

Per quanto riguarda il futuro hai dei progetti in particolare?

Adesso sono impegnato con i miei workshop e a livello commerciale con diverse aziende. I miei progetti comunque vanno avanti e cercherò di fare qualche lavoro allestero a breve.   

 Elena  Novarese

Andrea  Fraconte

Inva S.C

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