Adattarsi. Intervista con Federico Manicardi e Carlotta Po.

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Innanzitutto vi chiederei di presentarvi ai nostri lettori…

C: io sono Carlotta Po, mi sono laureata alla triennale di Scienze della Comunicazione di Reggio Emilia e sto terminando i miei studi alla magistrale del Dams in cinema, televisione e produzione multimediale a Bologna.

F: sono Federico Manicardi, dopo il liceo linguistico ho deciso anche io di intraprendere la Laurea triennale in Scienze della Comunicazione all’Università di Reggio. Lì abbiamo avuto la possibilità di frequentare corsi di cinema che ci hanno avvicinato a quella che si è rivelata poi la nostra passione.

C: abbiamo cominciato con un concorso, il festival Videominuto in Toscana. Siamo arrivati tra i finalisti ma non siamo riusciti a vincere, questa esperienza però ci ha permesso di metterci in gioco anche se senza mezzi.

F: eravamo così privi di mezzi da usare un monopattino al posto di un carrello!

C: dopo la carica iniziale abbiamo provato a girare un cortometraggio che purtroppo non ha visto la luce per via di problemi di produzione.

Questa brutta esperienza però non vi ha fermato. “L’Adaptation”, siete arrivati al vostro 2° cortometraggio, questa volta ottenendo finanziamenti tramite Kickstarter© che vi ha addirittura inserito tra i progetti cinematografici da tenere sott’occhio nella propria bacheca. Qual è stato il vostro percorso fino a qui e quali sono i vostri progetti per il futuro?

C: se ci è permesso sognare, ovviamente vorremmo che questo fosse il nostro futuro. Faremo in modo di provare a realizzarlo. Adesso abbiamo anche altri progetti nel cassetto, idee. Abbiamo intenzione di continuare, cercando ulteriori finanziamenti, anche attraverso fondi europei.

F: l’obiettivo è quello di alzare l’asticella ogni volta. Questo vuol dire di farlo sempre meglio, coinvolgendo nel nostro lavoro sempre più specialisti del settore.

In realtà vi state trovando proprio in questi giorni sul set per girare, persino poco prima di questa intervista! Quali sono le difficoltà più grandi nelle quali state incorrendo e come riuscite a superarle?

C: una delle problematiche maggiori è stata data sicuramente dalla mancanza di location. Purtroppo nonostante i finanziamenti per molte cose abbiamo comunque dovuto in un certo senso…adattarci! Proprio come il titolo del nostro corto suggerisce. Abbiamo costruito intere stanze improvvisandoci falegnami e imbianchini. Ovviamente questo ha comportato delle limitazioni.

In che senso?

C: avevamo molti limiti fisici dettati dalle location, quando il muro finiva dovevi cambiare l’inquadratura in modo da renderlo impercettibile. Le difficoltà sono dovute a fattori esterni, sicuramente non dagli attori o dagli altri collaboratori. Abbiamo avuto la fortuna di trovare persone che hanno capito il nostro progetto e che si sono dedicate pienamente alla sua realizzazione.

F: un altro problema è dato dalla discontinuità delle riprese. A volte passano interi giorni senza girare e questo crea del disagio a livello di produzione perché si rischia di perdere il senso complessivo di ciò che si sta facendo.

Abbandonando l’argomento principale, rimanendo ovviamente sempre in tema, c’è qualche film o regista che voi considerate INDISPENSABILE da conoscere per un aspirante regista?

F: ci sono alcuni registi che noi consideriamo punti di riferimento per come fanno cinema e altri che lo sono perché creano dei mondi. Nel nostro caso i numeri uno sono sicuramente Lynch e Nolan, ma ovviamente anche altri come i fratelli Coen o Tarantino. Prima di iniziare a scrivere “L’Adaptation” avevo fatto un full immersion di Lynch ed avevo appena finito di leggere un suo libro. Sono tante infatti le citazioni e i riferimenti, anche espliciti, al regista.

C: si, sicuramente David Lynch è il regista che ha influito più di tutti al nostro cortometraggio. La sua peculiarità è quella di creare mondi a parte. A volte ti sembra di arrivare alla fine di un film e non averci capito nulla quando in realtà ti lascia sempre qualcosa, sono film che ti fanno riflettere. Ovviamente consideriamo importantissimi anche altri registi come Scorsese, Spike Jonze, Terrence Malick…la lista non finirebbe mai!

 

In conclusione, che consiglio vorreste lasciare ai nostri lettori, magari anche più giovani di voi, che si stanno affacciando per la prima volta sul mondo dello spettacolo e vorrebbero farne la propria professione?

C: Avere cultura e studiare sono cose fondamentali. Non si può pensare di fare cinema senza averne almeno le basi. Non dico che tutto sia già stato fatto, ma studiare chi è venuto prima di noi e ha fatto la storia è davvero importantissimo per un cineasta.

F: Fate esperienza. Il più possibile. La cosa che capisci quando inizi a fare questo mestiere è che tu ne hai un’idea preconcetta prima di iniziare a farlo davvero. È proprio agli inizi, quando fai qualcosa dal basso e con pochissimi fondi, è lì che capisci veramente come funzione e capisci che devi mettere tutto te stesso per risolvere tutte le problematiche perché non c’è nessuno che le risolverà per te. Solo quando ti metti in gioco e provi quali sono i problemi da risolvere in questo mestiere capisci che cosa vuol dire, e sarà sempre diverso dall’idea con la quale sei partito.

Antonio Berardone

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