Veloce come il vento

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Regia: Matteo Rovere

 

Interpreti: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis

 

“Nostro signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggi il mio braccio sul volante, regola la forza dei miei piedi su acceleratore e freno, proteggimi, e fa che niente mi accada.”

 

Non me lo aspettavo. Entrando in sala, nella proiezione del pomeriggio con 4 o 5 posti occupati a parte il mio, non mi aspettavo di stare per assistere ad uno dei film italiani più belli del 2016 e sicuramente degli ultimi anni.

Ma d’altronde questo film resta in linea con quello che sto sperimentando come il mio personale “rinascimento” della cinematografia italiana. Infatti le ultime pellicole italiane che ho avuto il piacere di vedere al cinema, Youth (P. Sorrentino, 2015), Mia madre (N. Moretti, 2015), Suburra (M. Garrone, 2015), Lo chiamavano Jeeg Robot (G. Mainetti, 2016) si sono rivelate degli splendidi gioielli, ognuno a suo modo e nel suo genere. Certo, bisogna comunque saper selezionare tra le tante proposte che ancora affollano le nostre sale, ma sicuramente il trend più recente è quello di un positivo innalzamento di qualità sia stilistica che contenutistica.

Questo film è qualcosa che mancava al panorama italiano non nel contenuto in sé, poiché siamo ricchi di film sul mondo dello sport e sulle loro figure di spicco, quanto nella forma con la quale è stato presentato. È una pellicola adrenalinica, ricca di azione, dramma e allo stesso tempo anche di comicità. È un film adatto a tutti perché colpisce ogni spettatore in modo diverso. Così nella sala vedo uscire un simpatico nonno felice per aver visto un film così legato alla sua terra e alla sua lingua e un ragazzino che invece si è esaltato per le corse spericolate e la vita dell’adolescente protagonista.

Un film che può parlare su più livelli dunque, e molto legato all’Emilia. Basti pensare che per le scene delle gare sono stati usati gli autodromi di Imola, Monza e Mugello.

La storia segue le vicende della famiglia De Martino. In seguito all’improvvisa scomparsa del padre, Giulia (Matilda De Angelis) e il suo fratellino Nico devono affidarsi (e in un certo senso occuparsi) al fratello maggiore tossicodipendente Loris (Stefano Accorsi) per cercare di mantenere la casa di famiglia e non doverla cedere a un creditore del padre.

All’infuori delle vicende trattate dal film, vorrei fare il punto sui due aspetti che più mi hanno colpito. Innanzitutto la giovane protagonista, Matilda De Angelis, cantante dei Rumba da Bodas e alla sua prima apparizione cinematografica crea un personaggio completo e molto interessante, che lo spettatore scopre scena dopo scena e al quale si finisce per affezionarcisi senza avere scelta.

Stefano Accorsi ci dà un’interpretazione magistrale, probabilmente aiutato dal suo dialetto natale, l’emiliano, anche se l’arco storico sulla dipendenza della droga e il rapporto con la sua compagna sono risultati per me i più deboli della pellicola.

L’altro aspetto sul quale voglio soffermarmi è la qualità delle riprese. Le gare, l’Italian Race, gli inseguimenti per strada, sono tutti girati in maniera magistrale ed entusiasmante. Hanno una carica adrenalinica degna di Hollywood, che si riscontra soprattutto nell’utilizzo del rallenty sui dettagli, nota stilistica che ho molto apprezzato.

In sostanza ci troviamo davanti ad uno splendido esempio di cinema fatto bene e fatto in Italia e sarebbe davvero un peccato perdersi la possibilità di vederlo sul grande schermo.

Antonio Berardone

 

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