The X portfolio: Robert Mapplethorpe

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San Francisco durante l’estate del ‘67 è più frizzante di uno spritz. Migliaia di ragazzi provenienti da tutta l’America in cerca di amore, pace e libertà fecero della città californiana il polo di una rivoluzione sociale e culturale. Spostiamoci in Inghilterra dove la musica diventa esperienza di alterazione della coscienza: i Pink Floyd pubblicano il loro primo album The Piper at Gates of Dawn; a Monterey durante la fine di un concerto una stratocaster inizia a prendere fuoco, parte così il mito di Jimi Hendrix.

In California a Venice Beach c’è un ragazzo che vuole aprire le porte della percezione con il suo nuovo album. Si chiama Jim Morrison.

Ma facciamo un passo indietro. Siamo a New York, è il 4 novembre del 1946. Da una famiglia  cattolica di origini irlandesi nasce Robert Mapplethorpe, terzo di sei fratelli. A soli 16 anni, venne sorpreso a rubare un giornalino pornografico gay. Chi è Robert?  Stava cercando di capirlo, interrogandosi su se stesso, rifiutando le sue tendenze omosessuali. Nel 1963 si iscrisse al corso per pubblicitario del Pratt Institute di Brooklin. Il giovane Robert stringe amicizia con gli studenti del corso di arte e sospende gli studi, iniziando a fare uso di: cannabis, LSD ecspeed ball.

Nel ‘67 la svolta. L’incontro con Patti Smith, una giovane ragazza che voleva diventare una poetessa, di cui si innamora.  Lei ricerca le immagini con le parole, lui scrive poesie con la macchina fotografica: i due linguaggi artistici si mescolano e si fondono. I due stanno insieme per sette anni, prima che Mapplethorpe scopra la sua omosessualità. Vanno a vivere insieme in un appartamento in Hall Street, e successivamente al Chelsea Hotel dove condivideranno la stanza dell’albergo per alcuni anni, prima come amanti, poi come semplici amici. Insieme trovano se stessi, uno con la fotografia e l’altra con la musica rock. Il rapporto con Patti è uno dei più importanti per Robert, lei infatti sarà la sua prima modella, la fotograferà spesso.

Poco più che ventenne, capelli corti, camicia bianca, sguardo penetrante e severo, per la celebre copertina dell’album di Patti, Robert aveva una fitta rete di relazioni , grazie ad esse nel ‘73 tenne la sua prima mostra personale, “Polaroids”, presso la Light Gallery .

 

La fama però, arrivò insieme alla scandalo.  La serie di fotografie sadomaso: falli e corpi come sculture, ritratti durante pratiche erotiche.

Mapplethorpe infatti, pensava che:

“La fotografia è un modo sbrigativo di fare scultura.”

Indagò anche su se stesso, con una maggiore introspezione artistica, fotografando i suoi travestimenti: prima da donna con una pelliccia, poi da terrorista e, infine, mentre impugna un bastone sormontato da un teschio, simbolo e preludio della sua malattia. L’AIDS, infatti, lo porterà via nel 1989, ma la potenza di questi scatti, profondamente personali, con i quali gioca e contemporaneamente analizza se stesso, rappresentano una ricerca che sonda i vari aspetti dell’io, sfidando le convenzioni sociali dell’epoca, il tempo e la morte.

Valeria Dellisanti

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