Museica, Caparezza. Seconda parte.

Per chi non lo avesse letto, questo è il link per la prima parte :

https://cabiriams.wordpress.com/2016/09/11/museica-caparezza/

La seconda parte dell’album di Caparezza, Museica, parte con Teste di Modì ispirata dall’opera di Elmyr de Hory, Ritratto di Jeanne Hébuterne. Di quest’pera non si conosce molto, se non che è un falso. L’artista è infatti noto come pittore e falsario bulgaro e ha copiato opere di vari artisti,  tra cui questo (copia di un ritratto di donna di Modigliani). Nel 1955 a Chicago, negli USA, è stato scoperto e denunciato con una causa federale.

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Invece Argenti Vive è stato preso dall’opera di Gustave Doré, Virgile pushes Filippo Argenti back into the river Styx. L’illustrazione del 1890 rappresenta una scena descritta dall’Inferno dantesco, più precisamente il momento in cui attraversando il fiume Stige, Dante e Virgilio incontrano Filippo Argenti nel canto ottavo dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi, nel quinto cerchio. Filippo Argenti fu un personaggio realmente esistito – tant’è che è stato citato anche dal Boccaccio nel Decameron – e contemporaneo a Dante e con lui aveva avuto diversi litigi, anche dovuti all’arroganza e dagli atteggiamenti acceso dell’Argenti.

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Subito dopo arriva Compro Horror, ispirato da Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa. Questa opera fa parte di una serie di tele tra il 1958-1968, infatti questa è del 1961. Le “Attese” sono state le opere più famose di Fontana con la sua teoria dello Spazialismo e i suoi “tagli” sulla tele. Le opere sono tutte monocrome, dove si aggiunge un carattere metafisico di sospensione dello spazio-tempo andando oltre la tela, dimostrando un esigenza di scoprire nuove spazialità.

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Dopo Compro Horror la quattordicesima traccia è Kitaro ispirato da Shigeru Mizuki, Hiratsuka. L’artista giapponese è un fumettista molto famoso soprattutto per un manga horror “Kitaro nei cimiteri”, infatti la canzoni è un remake della sigla del cartone “Ge ge ge no Kitaro”. Nella città natale di Mizuki, Sakaiminato, hanno creato un museo con tutti i mostri e fantasmi presenti nel suo manga che lo ha reso celebre.

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La traccia successiva è Troppo Politico con chiara ripresa a Giuseppe Pelizza da Volpedo, Il Quarto Stato.

E’ un olio su tela del 1901 conservato al Museo del Novecento, Milano. E’ un’opera celebre considerato il manifesto del proletariato italiano che protesta, un vero e proprio cammino, dove avanti a tutti ci sono i soggetti principali: due uomini e una donna con un bimbo in braccio, con un avanzata lenta e sicura fatta di braccianti e lavoratori che si dirige verso gli spettatori formando un cono.

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La sedicesima canzone è Sfogati, ispirata da Antonio Ligabue, Teste di tigre. E’ un olio su tela del 1955-1956. Ligabue è pittore di opere naif, svizzero di nascita ma ha vissuto tanti anni in Italia, ma ha passato anche un periodo in manicomio per atti di autolesionismo. Nel 1961 è stata anche allestita la prima mostra alla Galleria La Barcaccia di Roma.

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Dopo troviamo invece Fai da tela, tratta da Frida Kahlo, The little deer. E’ del 1946, olio su masonite, è conservato da un proprietario privato Carolyn Farb, a Houston in Texas, USA.  E’ la rappresentazione di un piccolo cervo ferito da alcune frecce, con la testa della pittrice e sopra le corna tipiche di quell’animale, e viene utilizzato come metafora della sofferenza sia emotiva – dovuta anche dalla relazione con il pittore Diego Rivera – che  fisica dell’autrice – causato questo invece da un bruttissimo incidente che ha obbligato Frida Kahlo a diverse operazioni e una lunga degenza a letto.

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Penultima traccia che porta all’ormai conclusione del percorso del museo immaginario di Caparezza è E’ tardi, ispirata da Salvador Dalì, La persistenza della memoria. E’ del 1931, olio su tela e conservato al Museum of Modern Art, New York USA. E’ una terra deserta, che ricorda vagamente il paesaggio della Costa Brava, dove non vi è alcun elemento di vegetazione, dominata da orologi molli, fluidi, che rappresentano l’elasticità del tempo. Altri elementi chiave sono i supporti dove sono appoggiati questi orologi: un parallelepipedo, un ramo di olivo senza foglie e una figura quasi embrionale caratterizzata dalle folti e grandi ciglia.

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Ultima traccia è Canzone all’uscita, che chiude definitivamente il percorso e il museo del cantante pugliese.

Agnese Monari 

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