Intervista a Giancarlo Erra, leader dei Nosound

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Potresti presentarti brevemente ai lettori del nostro blog?

Sono Giancarlo Erra, leader e fondatore del gruppo Nosound. La nostra musica e’ un mix di art e post rock, scritta e cantata (quasi) esclusivamente in Inglese. Ad inizio Settembre è uscito il nostro quinto disco da studio, Scintilla. Io vivo da tempo in Inghilterra, mentre il resto della band vive a Roma, per cui dividiamo le attività  tra Inghilterra ed Italia.

Com’è iniziato il tuo percorso musicale? Cosa ti ha fatto dire “da grande farò il musicista”?

Il mio percorso, come credo quello di tanti, e’ iniziato dai vinili dei miei genitori e musicassette passate da amici. La presenza in casa di una tastiera e successivamente l’introduzione alla chitarra ancora in tenera eta’ hanno fatto il resto credo. La passione poi è stata alimentata dai primi concerti a cui ho assistito da piccolo dopo i quali sapevo che da grande avrei voluto essere quel cantante chitarrista ( Gilmour con i Pink Floyd di Momentary Lapse of Reason). Le prime band con Paolo Vigliarolo (ancora attuale chitarrista dei Nosound!) hanno fatto il resto.

Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a scegliere l’Inghilterra per esprimere la tua arte? cos’hai trovato lì che non hai trovato in Italia? che rapporto hai ora con il tuo paese natale?

Avendo sempre ascoltato e cercato musica internazionale, anche quando vivevo in Italia ho sempre lavorato per Nosound all’estero, per cui e’ stata una scelta naturale per me. Inoltre l’Italia sia musicalmente che socialmente e’ per i miei gusti troppo ‘stretta’, poco internazionale, e non e’ un paese che promuove il lavoro costante ed il merito quanto piuttosto l’arrangiarsi. Una carriera musicale in Italia non avrebbe avuto mai le stesse possibilita’, senza neanche citare il fatto che credo sarebbe stata impossibile. Dunque cosa ho trovato qui che non c’era in Italia credo sia chiaro, sostanzialmente una vita e carriera musicale appaganti, una qualita’ di vita nettamente superiore, prospettive artistiche impensabili prima e finalmente accessibili con duro lavoro e dedizione. Il rapporto con l’Italia paradossalmente e’ migliorato da quando sono qui, perche’ ci torno in vacanza godendo di tutte le belle cose come il clima, il cibo, i posti, la mia famiglia o gli amici storici (per non parlare della band!). Dopo tanti anni credo sempre di piu’ di aver preso una delle migliori decisioni della mia vita, artisticamente e personalmente. Facile no, per niente, ma in fondo nulla e’ facile nella vita, soprattutto le cose piu’ belle e importanti.

Nosound nasce come tuo progetto solista, come hai fatto a trasformarlo in una band? questa trasformazione ha influito nel processo compositivo?

La trasformazione in band e’ stata in verità un processo naturale, semplicemente perché avevo richieste di suonare dal vivo e dunque ci voleva una band! Sicuramente con gli anni ho apprezzato sempre di piu’ la presenza di altre persone con me a suonare, in quanto pur essendo colui che alla fine ha la parola finale sulle decisioni e la ‘penna’ compositiva, sempre piu’ spesso apprezzo l’input esterno, soprattutto quando mi forza a pensare fuori dalla mia comfort zone.

Da molto tempo lavori con Kscope, una delle label più interessanti del rock moderno che nel suo catalogo vanta artisti come Gazpacho, Anathema, Ulver, Porcupine Tree e Tim L’idea che mi sono fatto di Kscope è che essa stia cercando di raggruppare quegli artisti che hanno un certo modo di approcciarci alla musica e al rock come vera forma artistica basata uno “studio” emotivo piuttosto che intellettuale, tu come la percepisci? In altre parole cos’è per te Kscope?

Per me Kscope insieme a Burning Shed (il loro negozio online con cui collaboro anche io) sono una famiglia, soprattutto. Il lavorare insieme da tanti anni con loro mi ha insegnato che in verita’ non si pongono un limite o una identita’, ma e’ semplicemente ‘innata’ nel tipo di selezione musicale che fanno. Sicuramente cio’ che valutano al loro interno e’ la parte emotiva della musica, ma sempre secondo un range molto ampio per includere appunto un ampio raggio di emotivita’ diverse, e credo sia questo il segreto vero di Kscope. Se unisci a questo il senso pratico e commerciale tipo inglese, ottieni una formula vincente: non si possono permettere di prendere gruppi ‘ a caso’ o ‘sconosciuti’, perche’ vuol dire che non hanno lavorato (e non lavoreranno) abbastanza o nel modo giusto per promuovere la loro musica, ma quando trovano il corretto mix di qualita’ artistiche e capacita’ lavorativa indipendente di una band, sono i primi a proporsi come partners di un progetto.

Raccontaci del nuovo album “Scintilla” uscito da poco, come si rapporta con gli album passati? Che impatto hanno avuto l’attuale formazione e artisti come Vincent Cavanagh e Andrea Clementi sull’album?

Come tutti gli album precedenti questo ultimo è una ulteriore ricerca di quell’idea di musica che da sempre vado rincorrendo ma che, per fortuna, cambia e muta continuamente con i miei gusti musicali e continua a ispirarmi di album in album. In Scintilla credo sia avvenuto un cambiamento piu’ marcato semplicemente perche’ ho imparato ancora di piu’ ad andare secondo i miei gusti, senza preoccuparmi delle reazioni esterne. Io sono un avido cacciatore di musica nuova, oggi piu’ che mai con i servizi di streaming e’ facile scoprire nuove realta’, e devo dire che praticamente ogni settimana scopro cose nuove per poi comprarne il vinile (o il cd in assenza di vinile). E credo questi siano i ‘motori’ dietro al nuovo album Scintilla. La partecipazione di amici e grandi artisti quali Vincent ed Andrea non ha fatto altro che darmi una mano, tramite la loro arte, a comunicare ancora di piu’ cio’ che volevo dire. E la band ha permesso di realizzare l’album con la qualita’ che volevo, facendone l’album che ritengo su un altro livello in confronto al passato, ed allo stesso tempo uno dei piu’ facili in termini di realizzazione. E’ grazie a loro che siamo chi siamo oggi: Paolo Vigliarolo, Alessandro Luci, Marco Berni e Giulio Caneponi.

I tuoi brani sono sempre molto emotivi e minimali, cosa cerchi quando componi?

Quando compongo non “cerco” nulla, ovvero non compongo mai dicendomi ‘ok ora scrivo qualcosa’, ma aspetto sempre che l’ispirazione arrivi, e io non faccio altro che ‘scriverla’ in musica. Come hai detto tu la mia ispirazione e’ sempre emotiva, la musica per me e’ solo il linguaggio che conosco meglio per comunicare emozioni, e dunque la uso, ma la musica in se’ per me non ha un valore intrinseco, non mi interessa affatto. Tanti gruppi scrivono stando in studio e improvvisando e poi con edit e copia/incolla raggruppano le cose migliori, a me invece interessa l’ispirazione che arriva genuina, inaspettata, inalterata, completa e finale, non cercata ne’ forzata.

Vivendo in Inghilterra hai inevitabilmente assistito in prima persona al fenomeno Brexit, molte perplessità in merito a questa riguardavano anche l’ambito musicale anche se ovviamente è molto presto per poterne vedere gli effetti, tu come hai percepito la cosa sia come artista che come italiano residente nello UK?

E’ stata purtroppo un’operazione puramente politica, in cui i Tory si sono trovati senza poter tornare indietro. A quel punto per non perdere la faccia hanno dovuto spingere per Brexit, e per far ciò hanno indirizzato i loro sforzi soprattutto sul ceto più povero e meno istruito, per il doppio motivo che e’ ovviamente più facile da influenzare ma anche perché sono coloro che soffrono più di tutti di una situazione socio- economica a livello globale che sicuramente va cambiata in qualche modo. Per far ciò non hanno informato correttamente i cittadini, i quali hanno votato per protesta su una cosa che non potevano comprendere. Personalmente credo che il problema principale sia proprio stato nel delegare ai cittadini una decisione cosi importante e di cosi ampio raggio per cui il cittadino non ha i mezzi adatti per decidere cosa e’ meglio per la societa’ ed il futuro invece che in base al proprio presente. La classe politica eletta dal cittadino dovrebbe decidere in quanto (si presuppone) sono coloro che posseggono gli strumenti e le conoscenze per tali decisioni. Il cittadino comune nella stragrande maggioranza dei casi decide emotivamente ed in base al proprio ‘giardino’, mentre decisioni importanti a livello sociale non possono essere prese con tale leggerezza. Il risultato poi e’ che proprio coloro che hanno votato Brexit saranno i primi a soffrirne le conseguenze economiche negative e gli ultimi a fruire di quelle positive. L’Europa come e’ sicuramente va modificata, ma credo che un paese potente ed evoluto come l’Inghilterra (e non solo) avrebbe potuto cambiare le cose (e avere ancora piu’ vantaggi) rimanendo.

Hai una missione come artista? Ha una missione secondo te l’arte?

No non credo o non sento di avere nessuna missione, per me la musica e’ solo il linguaggio che conosco per comunicare, a me stesso sopratutto e poi agli altri, emozioni. Scrivo musica innanzitutto per me stesso, ha un valore terapeutico, sia che parli di cose personali sia che parli della societa’ che ci circonda. Di conseguenza per me l’arte vera ha come unico scopo quello di veicolare emozioni, non di intrattenere (quello è intrattenimento non arte) ma di comunicare a livello “profondo”.

Quali sono i tuoi progetti e i tuoi piani futuri?

Al momento sarò occupato ancora per un po’ con la promozione del disco nuovo, dopo di che speriamo di portare un po’ in tour il lavoro. Ho gia’ parecchio materiale scritto e sto lavorando a nuove cose, e in piano c’e’ anche una riedizione del primo disco del progetto Memories Of Machines con Tim Bowness, e poi potenzialmente un nuovo album, anche se questo per ora credo arrivera’ solo dopo un nuovo album Nosound. In parallelo ovviamente ho anche il lavoro musicale che svolgo con il mio studio in Inghiterra per altre band/ etichette, per cui insomma non ci si annoia mai.

Cosa pensi della scena musicale italiana?

Porterai “Scintilla” in tour in italia? Non sono mai stato un fan della scena italiana, mainstream o underground. Ovviamente e’ una questione di gusti personali, ma a parte De Andre’ e artisti come Chimenti o Caparezza (tanto per citarne alcuni), non riesco a trovare una connessione con la musica italiana, troppo spesso ‘locale’ e poco internazionale per i miei gusti, come scelte artistiche e come qualita’ piu’ come lingua o scelta artistica. Sicuramente cercheremo di portare il disco in Italia, anche se ormai l’esperienza mi insegna che nel nostro Paese (soprattutto ma non solo!) si suona se sei famoso, se fai cover, o se fai comunque musica ‘locale’ che possa essere semplice abbastanza, o ‘fighetto/alternativa’ abbastanza, da poter attrarre piu’ facilmente l’ascoltatore anche casuale: ovvero il classico ‘se porti gente’. Ma non demordiamo, suonare in Italia e’ sempre bello quindi la speranza c’e’ e rimarra’.

Cosa consiglieresti ai giovani artisti, in particolare agli italiani?

Mah, forse a questo punto suonerà un po’ scontato e prevedibile, ma il mio suggerimento e’ di lavorare sodo per uscire dalla loro città, dal loro paese, andare fuori (per sempre o temporaneamente poco importa), lontano dalla sicurezza limitata della loro famiglia o amici o cultura, perché solo cosi possono avere quella prospettiva richiesta oggi in un mondo interconnesso. Credo sia molto importante soprattutto per l’Italia, perche’ ogni volta che torno percepisco (ma magari sono io) che sempre di piu’, anche i giovani, malgrado interner siano sempre piu’ chiusi in una realta’ locale e limitata, mentre quella globale rimane solo virtuale e superficiale, con tanti potenziali talenti che si perdono per mancanza di sogni in grande e del necessario sacrificio che solo il sognare in grande permette di affrontare e superare.

Ringraziamo tutti Giancarlo Erra per aver concesso quest’ intervista a Cabiriams.

Marco Andreotti

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