Il “Giullare” Dario Fo

  • La vita è una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà.

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Come tutti sapete ormai, questa mattina è morto, presso l’ospedale Luigi Sacco di Milano, Dario Fo. Ci uniamo anche noi al grande dispiacere collettivo e, in questo piccolo articolo, vogliamo ricordare il “giullare” della cultura popolare.

Dario Fo è stato un grande drammaturgo, regista, scrittore e attivista italiano. Era, prima di tutto, un uomo di teatro. In molti possono ricordare i suoi testi di satira sociale e critica verso il cosiddetto “dramma borghese”.

Il suo modo di fare teatro si discostava dallo standard a cominciare dal pubblico: c’era una ricerca costante da parte sua e di sua moglie, Franca Rame, di luoghi alternativi in cui inscenare i loro spettacoli come fabbriche, carceri e piazze.

Con la creazione della compagnia teatrale Nuova Scena arriviamo a Mistero Buffo, un successo tanto inaspettato quanto allo stesso tempo divertente e significativo. Rifacendosi alla Commedia dell’arte e alle improvvisazioni giullaresche, Fo entra in scena solo e, parlando in dialetto padano, racconta alcuni episodi biblici in chiave satirico-grottesca per arrivare a mettere in risalto l’importanza della cultura popolare.

Dopo alcuni anni e dopo altre opere come Morte accidentale di un anarchico, omaggio implicito all’anarchico Giuseppe Pinelli che precipitò dalla questura di Milano durante un interrogatorio, Dario Fo e Franca Rame riapprodano in tv (avevano già infatti collaborato con la Rai anni prima) con il programma Il diario di Dario Fo.

Gli anni 80 poi trascorrono velocemente. Possiamo ricordare ad esempio Il Papa e la strega, dove maggiormente è possibile notare (ma non solo qui e non per la prima volta) la sua avversione per la Chiesa e le sue istituzioni.

In questa piccola rivisitazione temporale arriviamo finalmente agli anni novanta, in particolare al 1997, in cui “il giullare” riceve il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

“Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”

Potremmo ricordare ancora altre sue opere, potremmo parlare ampiamente del suo attivismo politico e del suo avvicinamento importante negli ultimi anni al movimento cinque stelle ma vi vogliamo lasciare invece con un piccolo omaggio di suo figlio, Ludovico Fo, che fa riflettere e allo stesso tempo sorridere, perché “il giullare” è andato via questa mattina, ma il suo lavoro artistico sarà sempre ricordato:

“Se ne è andato sereno.[…]È successo stamattina alle 8, è stato un gran finale e se ne è andato. L’unica cosa sensata che posso dire è che ha resistito e ha continuato a lavorare otto,nove,dieci ore al giorno fino a quando è stato ricoverato. Bisognerebbe metterlo nei prontuari medici. L’arte, la passione e l’impegno civile servono.”

Lo ricorderemo tutti come un uomo che, tramite l’arte, parlava di attualità e beffeggiando il potere smuoveva gli animi umani. Forse, però, avrebbe meritato di ricevere più riconoscenza da parte del proprio Paese.

Sarah Corsi

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