Pay the ghost

kinopoisk.ru

Papà, possiamo pagare il fantasma?

Regia: Uli Edel

Sceneggiatura: Dan Key

A più di un anno dall’uscita in America, l’horror soprannaturale/thriller Pay the Ghost è approdato nelle sale italiane il 20 ottobre.

La vicenda si svolge (dopo un piccolo scorcio dal passato) nella moderna New York City. Mike Lawford (Nicolas Cage) è un professore universitario impegnato nella “corsa” per ottenere la cattedra di ruolo. La sua famiglia è composta da altri due personaggi: la moglie Kristen (Sarah Wayne Callies) e il figlio Charlie (Jack Fulton).

Durante la festa di Halloween, Charlie scompare improvvisamente senza lasciare tracce. La famiglia qui si spacca: Kristen, infatti, incolperà il marito di non aver saputo difendere il bambino.

A quasi un anno dal tragico evento, i due genitori cominciano ad avere delle visioni del figlio (l’occhio della macchina da presa si concentrerà, in particolar modo, su quelle del padre), che sembra voler chiedere aiuto e quindi portarli, a piccoli passi, alla scoperta della verità. I due faranno quindi la “conoscenza” di un fantasma vendicativo (rappresentato con il simbolo celtico della Triplice Dea) che ogni anno, il 31 ottobre, prende con sé tre bambini da portare altrove, in un luogo appartenente al passato.

Triple-Goddess-Waxing-Full-Waning-Symbol.png
Simbolo della “Triplice Dea”

La trama, quindi, si svilupperà completamente sul loro tentativo di portare in salvo Charlie, per terminare durante la notte di Halloween.

Che dire, gli stereotipi e i richiami a questo genere di film ci sono tutti: oggetti in movimento, atmosfera cupa e ansiogena, aldilà, creature paranormali e (ciliegina sulla torta) una medium. Questa pellicola sembra essere un contenitore poco ordinato di tutto ciò che è possibile vedere in un horror.

Notiamo poi, nel corso della vicenda, lo scarso tentativo di colmare una sceneggiatura poco avvincente con effetti speciali che (altro non fanno) possono suscitare un leggero sorriso anziché la suspense richiesta.

Le riprese e il montaggio, però, vengono costruite per suscitare la giusta ansia: il classico climax pauroso che porta al culmine della suspense è presente in molte occasioni; lo spettatore, anche se certo che stia per succedere qualcosa e forse anche sicuro di cosa sia in particolare, avrà un sobbalzo minimo.

Una pellicola dalle alte aspettative che lascia dietro di sé una serie di perplessità sull’intera vicenda e, in particolar modo, sulla scarsa attenzione nella scelta del cast e nella sceneggiatura colma di lacune e, cosa peggiore, di scene già viste e assodate. Il finale, poi, è pressoché scontato e non dà quel senso di soddisfazione richiesto.

Tuttavia, non voglio parlare troppo di questo film, preferisco lasciare a voi i commenti sulla recitazione (in particolare, quella di Nicolas Cage) e le riflessioni finali. Se vorrete andare a vederlo affrettatevi: non sarà presente ancora per molto nella programmazione dei cinema italiani.

Inva (Sarah Corsi) 

 

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