Io, Daniel Blake

Regia: Ken Loach

Anno: 2016

Paese: Regno Unito, Francia

Durata: 100′

Genere: drammatico

Voto: 2/5

 

Dopo un forte attacco di cuore, Daniel Blake (Dave Johns), carpentiere di sessant’anni, si ritrova senza un impiego. Parte allora la sua crociata per ottenere il sussidio statale per l’indisposizione lavorativa. Dopo un colloquio telefonico, viene ritenuto non idoneo al sussidio ma idoneo al lavoro, nonostante il parere discordante del medico curante.

Daniel allora prova ad ottenere il sussidio di disoccupazione, ma anche qui l’iter burocratico si rivela complicato. Durante un colloquio al centro dell’impiego conosce Katie (Hayley Squires), una giovane ragazza madre appena trasferitasi da Londra con gravi problemi economici.

Le loro storie si incrociano per tutto il film, dove i due stringono un profondo e sincero rapporto d’amicizia.

Io, Daniel Blake parte con i migliori propositi: una forte e violenta critica al sistema burocratico inglese che però viene trattato in un modo non convincente.

La fredda e malinconica Newcastle fa da sfondo a una vicenda prevedibile, minuto dopo minuto, dove Loach non riesce a creare neanche un momento di suspense e dove il problema principale sono soprattutto i personaggi.

La mamma single disperata, i bambini cresciuti uno troppo in fretta, uno in modo disturbato, fino a far pensare allo spettatore che soffra di qualche sindrome autistica, il vicino di casa di colore che contrabbanda merce cinese e lo stesso Daniel, che è disperato, disperato davvero, vedovo e senza soldi, ma che, però, non perde mai il suo humor inglese, che a lungo andare diventa quasi irritante.

Il più grande problema è che lo spettatore non riesce a entrare in empatia con loro, nonostante la situazione sia al limite del tragico, perché ci sono personaggi costruiti a tavolino, senza un minimo d’indagine psicologica; il bimbo è un po’ autistico (forse), il vicino di casa è un po’ delinquente (forse), gli impiegati del centro dell’impiego sono un po’ menefreghisti (forse).

Dal punto di vista tecnico, il film presenta dei gravi problemi di messa a fuoco, con un montaggio ricco di dissolvenze (nella seconda parte, mentre nella prima neanche l’ombra), che rendono il ritmo ancora più lento e noioso. La noia viene percepita già dalla scena iniziale: un dialogo su sfondo nero che dura circa un minuto.

Il Loach dei documentari sui minatori britannici è un bel ricordo che si perde totalmente in un film come Io, Daniel Blake, che manca di quel coraggio necessario quando si decide di raccontare storie come questa.

Cristina Bagnasco

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...