Intervista a Edoardo Ulivelli

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LINK PER VEDERE IL CORTOMETRAGGIO IN BASSO

La domenica del 13 novembre è stato proiettato allo Spazio Alfieri di Firenze il cortometraggio Domino del giovane videomaker fiorentino Edoardo Ulivelli, che ho avuto il piacere di conoscere durante il mio percorso universitario al DAMS di Bologna: oggi (14 novembre) l’ho contattato per un’intervista via Skype. Abbiamo parlato non solo della sua nuova opera, ma anche di cinema e università e Edoardo si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Prima di iniziare ti chiedo di presentarti brevemente ai nostri lettori

Sono uno studente del DAMS di Bologna, vengo da Firenze e mi dedico a corti e videoclip sin da quando avevo 6-7 anni.

Hai seguito un percorso per formarti come videomaker?

Sono un completo autodidatta, non ho mai avuto un mentore e la mia famiglia non è minimamente inserita nell’ambito cinematografico: quello che so fare l’ho imparato facendolo iniziando per gioco. Da piccolo ero molto irrequieto e alla compagnia dei miei coetanei preferivo ritirarmi in casa con i pupazzi, ma, invece di giocarci, mi divertivo a filmarli come se stessi facendo un film. Col passare del tempo, mi sono dedicato a progetti sempre più ambiziosi, tentando di imitare  Tarantino e Kubrick, per poi cercare la mia voce artistica, una mia idea di realtà.

Parlaci della produzione: il film è auto prodotto? Hai convolto altri giovani artisti nel progetto? Quanto è durata la produzione?

Il film è completamente autoprodotto e autofinanziato: è costato all’incirca 6000 euro, una cifra notevole per un filmaker amatoriale, e per venire incontro ad ulteriori spese ho dovuto curare personalmente alcuni aspetti tecnici quali il montaggio, la fotografia e il sonoro. Alcuni amici e compagni dell’università mi hanno dato una mano per la grafica e i titoli di testa e mi hanno fornito qualche consiglio sulla fotografia. Gli attori vengono dal mondo del teatro e li ho conosciuti tramite amici di amici: con un po’ di fatica sono riuscito a coinvolgerli in questo progetto abbastanza sperimentale e inconsueto.

Siamo compagni di studi al DAMS di Bologna: ritieni che la formazione ricevuta in questi anni abbia influenzato il tuo lavoro su Domino e, più in generale, sul tuo essere un filmaker?

Ti ringrazio per la domanda. Parafrasando Fantozzi, mi sento di dire che il DAMS è una cagata pazzesca (ride), forse in generale lo è proprio il sistema universitario italiano: l’università non fornisce alcun tipo di competenza tecnica per l’ambito cinematografico. Certo non demonizzo completamente il DAMS: mi ha fornito una preparazione culturale e teorica che ha influito su alcune mie scelte stilistiche, ma generalmente lo giudico male. Gli stessi professori non stimolano la produzione extra universitaria: ho parlato molte volte ad alcuni professori dei miei progetti e solo dopo aver rotto molto i coglioni alcuni hanno visto i miei corti senza però fornire pareri o consigli. Un professore addirittura mi ha detto che è normale non essere seguiti e ascoltati dai professori di cinema perché l’ambito cinematografico tanto quanto quello accademico sono elitari e vi si può entrare solo tramite conoscenze. Mi hanno anche detto che i miei cortometraggi se proposti ai festival difficilmente verrebbero presi in considerazione in quanto raramente vengono selezionati lavori di chi deve ancora intraprendere una carriera cinematografica. In ogni caso, in Italia, da quanto ne so, restano poche le alternative valide al DAMS per chi vuole lavorare nell’ambito cinematografico.

Domino è un film che apparentemente sfiora molti argomenti ma non ne afferra nessuno: la politica, la spiritualità, l’amore, il destino, la vita e la morte sono tra i temi trattati nel cortometraggio, come filmaker la tua intenzione è quella di trovare un comune denominatore a questi grandi temi? O il film funziona di più come un insieme di riflessioni?

Direi di più la seconda: il film è una raccolta di riflessioni su grandi temi senza però giudicare e trarre conclusioni su questi. Lo scopo del film è lasciare punti interrogativi su delle questioni attraverso questi personaggi che cercano di spiegare la natura e hanno la pretesa di averla capita. Io non ho questa pretesa.

Domino è un film ricco di citazioni provenienti dal mondo letterario: in che modo la letteratura influenza il tuo modo di fare film?

In realtà in nessun modo. Ammetto di non leggere molto (questo è un mio difetto), le citazioni letterarie presenti nel film sono vuote e a volte inventate. Questo citare ossessivo e decontestualizzato all’interno del film vuole prendere in giro un atteggiamento che vedo spesso nei miei coetanei di riempirsi la bocca di aforismi e citazioni vuote per giustificare le proprie azioni. Volevo creare delle situazioni grottesche.

Che funzione hanno secondo te le immagini in movimento nell’era contemporanea? Che scopo ha l’arte cinematografica?

A me piace il cinema, ma non ne sono innamorato: non mi interessa il cinema in sé ma quello che può esprimere, certo l’immagine in movimento ha dei vantaggi rispetto ad altre arti, soprattutto rispetto al testo scritto. Con accostamenti di varie immagini riesco a produrre significati molto più immediati, anche solo a livello inconscio magari. Quando si guarda un film, ciò che viene visto può comunicare con noi senza per forza che il nostro intelletto riesca immediatamente a interpretare il senso dell’accostamento di certe immagini.

Domino sarà distribuito? In che modo?

Sperando di smentire il professore di cui abbiamo parlato prima, sto cercando di inviarlo ad alcuni festival, più per farlo vedere che per altro: la competizione nel mondo dell’arte non ha molto senso. Aspetto quindi di proiettarlo in questi contesti prima di pubblicarlo, forse a inizio o a metà 2017 gratuitamente in rete.

Prima di lasciarci vorresti dare qualche consiglio ad aspiranti filmaker italiani?

Fare video è difficile e dispendioso, ma penso che in Italia, oltre alla difficoltà economica di molti giovani, contribuisca un certo tipo di mentalità alla scarsa produttività. L’importante è produrre il più possibile, per mettersi alla prova, e avere passione e determinazione per superare le numerose difficoltà che popolano il percorso per produrre un audiovisivo. E se mancano le finanze bisogna intestardirsi per riuscire a trovarle, non rinunciando mai ai propri obiettivi.

LINK YOUTUBE PER VEDERE IL CORTOMETRAGGIO:

https://www.youtube.com/watch?v=0bE-5SBzhq8

Marco Andreotti

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