Miss Peregrine – La casa dei bambini speciali

“Miss Peregrine” è il diciottesimo lungometraggio di uno dei registi americani più amati al mondo, il maestro Tim Burton, che, con opere come “Edward mani di forbice” del 1990, “Nightmare Before Christmas” del 1993 e “Beetlejuice” del 1988, ha segnato profondamente l’immaginario collettivo di una larga parte di spettatori con la sua fantasia popolata di personaggi grotteschi e ambientazioni goth.

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Tratto dal romanzo “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” del 2011, scritto da Ransom Riggs, il film racconta la storia di Jake (Asa Butterfield), un ragazzo introverso e insoddisfatto della vita, il quale si ritrova, su richiesta del nonno morente ucciso da qualcosa di misterioso e inquietante, a cercare la “casa per bambini speciali” di Miss Peregrine: ci sono bambini con doti straordinarie e per questo tenuti nascosti dalle persone comuni e dai Vaqui, creature malvagie guidate dal malvagio Barron (Samuel L. Jackson). La storia quindi pone al centro uno dei temi ricorrenti di Burton: gli outsider. Tutti i bambini speciali sono outsider, quindi isolati dal mondo, e Jake si autoemargina dal posto nel quale non si sente a suo agio.

Il film vorrebbe funzionare quindi come “bildungsroman”, mostrando l’evoluzione del protagonista dalla sua situazione iniziale di sfigato insoddisfatto a eroe, ma lo squilibrio tra le due situazioni è troppo forte, a mio avviso. Neanche per un secondo lo spettatore dubita delle capacità del protagonista, proprio perché il mondo ordinario non viene impostato a dovere.

Uno dei problemi principali del film è il suo dire senza mostrare: ci viene detto che Jake è un emarginato, ma ciò viene mostrato in appena due secondi all’inizio del film, così come ci viene detto che si sente legato alla sua vita ordinaria, ma questo non ci viene affatto mostrato, oppure ci viene detto che Miss Peregrine deve proteggere i bambini ma ci viene mostrato solo in tre brevi scene. Nonostante Il suo carisma e il suo fascino, Eva Green, infatti, non può nulla per caratterizzare al meglio il suo personaggio, quando questo viene lasciato in disparte dalla sceneggiatura stessa (ma forse una parte di colpa va data anche al titolo italiano che mette al centro Miss Peregrine piuttosto che la casa).

Tim Burton sembra più interessato a mettere in scena dei mondi di fantasia piuttosto che delle storie: se la prima parte del film, nonostante i suoi difetti, poteva essere molto buona, la seconda, invece, è estremamente debole e raffazzonata, nonché fastidiosamente piena di clichè e farcita di effetti speciali per compensare alla carenza narrativa, triste caratteristica di molti film usa e getta contemporanei. Molto apprezzabile il lavoro degli interpreti, in particolare della giovanissima Ella Purnell, e la scenografia che, assieme agli effetti speciali e alla fotografia, riesce a costruire un colorato mondo magico in contrasto con un grigio mondo reale, un classico dello stile di Burton. Nel complesso, un film godibile per quanto irritante ma dimenticabile, pieno di personaggi di cui nemmeno uno popolerà l’immaginario popolare che Burton ha plasmato vent’anni fa.

Marco Andreotti 

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