La Città Perduta (1995)

Avete mai cercato un amico chiedendogli il titolo di un film carino da vedere?

Abbiamo pensato ad una rubrica (una serie di consigli a dir la verità!) basata su film che, a nostro parere, meriti la visione e una riflessione. Gli articoli saranno vari, con cadenza settimanale, e scritti da diverse persone dello staff, per darvi un parere più oggettivo possibile su pellicole di ogni genere e provenienti da Paesi differenti.

Troverete, inoltre, alcune curiosità sulla produzione e non solo.

Vi consigliamo, quindi, di preparare stuzzichini, noleggiare uno di questi film e lasciarvi trasportare in una serata all’insegna del cinema. Buona lettura e, soprattutto, buona visione!


 

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La citè des enfants perdus è il secondo film della coppia Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro dopo il grottesco Delicatessen del 1991. Uscito nel 1995 è stato distribuito in Italia solo per il mercato home video con il titolo La Città Perduta ma è diventato noto anche con la traduzione letterale del titolo originale.

Su una piattaforma isolata in un “mare” non specificato vivono i frutti degli esperimenti di uno scienziato pazzo che ha cercato di crearsi una famiglia con la genetica, fallendo miseramente. I suoi fratelli sono pavidi e inetti, sua moglie è una nana acida e Krank, progettato come l’uomo più intelligente del mondo è incapace di sognare e questo lo porta alla follia e all’invecchiamento precoce. Per poter finalmente sognare Krank (Daniel Emilfork-Berenstein) ordina ai cloni (Dominique Pinon) di rapire i bambini che vivono nella vicina città portuale per poter vivere i loro sogni attraverso un marchingegno da lui inventato (questo circa vent’anni prima di Inception di Christopher Nolan). Tra i bambini rapiti c’è il fratellino di One (Ron Perlman), l’ingenuo forzuto della fiera cittadina il quale cerca in tutti i modi di salvarlo con l’aiuto di Miette (Judith Vittet), una bambina ladra estremamente astuta e intelligente. La trama quindi sembra una classica avventura in un mondo fantasy ma il lavoro dei due registi, con la fantasia grottesca di Jeunet e l’apparato grafico steampunk di Caro si viene a creare una fiaba dark ambientata in un non-luogo staccato dal tempo e dallo spazio dove il sole non splende mai e le uniche luci sono le poche lampade per la città e i riflessi verdi dell’acqua onnipresente. Ovviamente a contribuire all’atmosfera inquietante e grottesca contribuiscono i personaggi assurdi come i malvagi Ciclopi (setta al servizio di Krank che predica un di distacco di schopenhaueriana memoria dal mondo del desiderio adottando visori meccanici al posto degli occhi), la Piovra (due gemelle siamesi che costringono i bambini a commettere furti) e il narratore della vicenda, Irvin (doppiato da Oreste Lionello in italiano), un cervello racchiuso in un aquario. Anche i protagonisti sono personaggi estremamente alternativi: One è un adulto bambino mentre Miette è una bambina adulta. In virtù di questa confusione dei ruoli tra i due nasce un rapporto d’amicizia che i due registi ci lasciano intendere vada oltre la stima reciproca pur non esplicitando niente, forzando i più maliziosi a immaginare una sorta di pedofilia consenziente (probabilmente anche per questo non è stato distribuito nei cinema italiani). Il film possiede un sé un fascino unico che porta le atmosfere assurde di Delicatessen nella dimensione fiabesca creando un’opera praticamente unica nel suo genere dove vengono dibattuti temi come il sogno, l’anima, la genetica, la morale e l’infanzia come dimensione e come definizione.

 

Curiosità

  • Dal film è stato tratto anche un videogioco, prodotto da Psygnosis per PC e Sony Playstation.
  • Le musiche sono composte da Angelo Badalamenti, fidato compositore di David Lynch.
  • Per ottenere la particolare colorazione i volti dei personaggi sono stati truccati di bianco e modificati in post produzione.
  • È stato il film d’apertura al Festival di Cannes del 1995
  • Ron Perlman era l’unico attore non francese sul set ma imparò tutte le battute senza errori.
  • Il personaggio della Piovra veste uno speciale stivale dove le due attrici mettevano un piede in modo da dare l’idea che avessero quindi tre piedi, tuttavia non potevano camminare con questo stivale e per questo La Piovra non viene mai vista camminare.

 

Marco Andreotti

 

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