Migliori album 2016

Per la fine del 2016 abbiamo voluto fare per voi una raccolta dei migliori album del 2016. DI seguito la classifica.

 

1 David Bowie Blackstar [ISO, RCA, Columbia, Sony]

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La morte di David Bowie, avvenuta a distanza di appena due giorni dall’uscita del suo ultimo lavoro Blackstar, indubbiamente può avere influenzato l’opinione pubblica circa quest’opera, che resta comunque di innegabile grandezza. Con Blackstar, l’artista britannico ha raggiunto un nuovo livello di sensibilità e ha affiancato ai suoni elettronici gli strumenti jazz, reclutando alcuni dei migliori jazzisti contemporanei. La voce di Bowie sa già di morte e i suoi testi criptici contribuiscono a costruire l’aura di mistero che rende Blackstar una delle opere di musica leggera più affascinanti di sempre.

 

2 James Blake – The Colour in Anything [Polidore]

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James Blake non è più una sorpresa. Lo spirito soul-contemporaneo stupisce nuovamente grazie a diverse collaborazioni di prima mano, con Justin Vernon e Frank Ocean, e il suo terzo album diventa così quello della consacrazione. Il ragazzo, mettendo a nudo tutti i suoi sentimenti, crea una ricca atmosfera dubstep-cantautoriale che non può far altro che commuovere e rapire nelle sue melodie.

 

3 Radiohead A Moon Shaped Pool [XL]

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Il quintetto di Oxford rappresenta ormai un’istituzione musicale e questo album non fa che confermarlo. Elettronica minimale, richiami jazz e musica sinfonica tornano a mescolarsi, creando un album etereo dove gli elementi percussivi sono ridotti al minimo e gli arrangiamenti orchestrali diventano quasi protagonisti, assieme ai sintetizzatori e alla voce di Thom Yorke. Nell’album sono presenti brani destinati a diventare classici della band, come i due singoli “Burn the witch” e “Daydreaming”, ma anche brani che per i fan sono già classici da molti anni in sede live e che, però, non erano mai stati registrati prima d’ora, come “Identikit” e la meravigliosa “True love waits”.

 

4 Nicolas Jaar Sirens [Other People]

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Con il debutto nel 2011 con Space Is Only Noise, il producer cileno-americano aveva già conquistato i cuori di molti appassionati di musica elettronica. Sirens si presenta invece come un album più complesso e criptico, ma anche libero dalla forma canzone che caratterizzava l’album precedente e, in qualche modo, più autentico, portando l’elettronica melodica al confine con il jazz e l’improvvisazione. È anche un album più personale e politico, dove i ricordi di Jaar, legati alla sua infanzia in Cile sotto la dittatura di Pinochet, diventano protagonisti di una personale riflessione sul mondo e l’uomo.

 

5 ANOHNI – HOPELESSNESS [Rough Trade Records]

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Guerra e politica sono lo sfondo sul quale questo bellissimo disco si sviluppa. La particolare voce di ANOHNI (già Antony and The Johnsons) si fonde alle basi elettroniche (hanno collaborato al disco Oneohtrix Point Never e Hudson Mohawke), con un risultato che ha sorpreso in positivo, rendendo HOPELESSNESS un disco triste, grottesco, ma contemporaneamente sublime.

 

6 Paul Simon Stranger to Stranger [Concord]

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Paul Simon, icona del cantautorato americano, noto a tutto il mondo come metà del duo Simon & Garfunkel, ci regala il suo tredicesimo album e, incurante dei suoi 74 anni, propone un nuovo passo in avanti nella musica pop con l’album più sperimentale della sua carriera, dove i ritmi latini e quelli africani si incrociano nei beat elettronici del producer italiano Clap! Clap! con gli strumenti acustici ed etnici, ma anche con quelli microtonali realizzati dal noto teorico musicale Harry Partch nel brano “Insomiac’s Lullaby”. L’album, tuttavia, non diventa per questo pesante e rimane molto apprezzabile, grazie ai ritmi ballabili e ai testi di Paul Simon, riflessivi ma spesso ironici e spiritosi, come nel caso di “Wristbrand”.

 

7 Moderat III [Monkeytown]

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Sin dal loro esordio del 2009 i Moderat, ovvero il trio tedesco formato dai Modeskeleton (Gernot Bronsert e Sebastian Szary) e Apparat (Sascha Ring) si sono imposti come uno dei complessi di musica elettronica più amati degli ultimi anni e con questo terzo album arrivano finalmente alla maturità artistica diventando un act vero e proprio indipendente dal peso dei singoli componenti e dalla definizione di super gruppo. Un’elettronica ballabile, catchy ma anche molto creativa e sorprendente, una formula che lo rende accessibile e apprezzabile anche da chi è digiuno di IDM.

 

8 Nick Cave and The Bad Seeds Skeleton Tree [Bad Seed Ltd.]

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La musica di Nick Cave è sempre stata caratterizza da sonorità cupe e testi malinconici ma in Skeleton Tree il dolore e l’oscurità assumono una dimensione molto più personale. Nick Cave ha realizzato l’album mentre viveva ancora il lutto per la morte del figlio di quindici anni nel 2015 e questo tragico fatto lo ha portato a creare un album estremamente minimale e sinceramente doloroso per quanto strettamente personale. Il sound dell’album riprende quello del precedente Push the sky away rendendolo ancora più scarno e cupo affidando ai sintetizzatori e agli archi di Warren Ellis il compito di fare da sottofondo alla voce quasi recitativa del cantautore australiano creando immagini suggestive e struggenti che trasudano tragedia e umanità.

 

 

9 Bon Iver – 22, A Million [Jagjaguar]

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Il terzo disco di Vernon segna un grosso cambiamento nella sua discografia. Ma anche se 22, A Million predilige uno stile più elettronico che acustico, La cifra stilistica di Bon Iver rimane tale anche nei momenti che poco hanno in comune con i precedenti progetti, momenti nei quali la forma-canzone è inesistente e i brani si trasformano in un flusso che sembra non avere inizio né fine.

 

10 Kanye West – The Life of Pablo [GOOD Music]

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Kanye West è un genio, e non solo ha uno dei migliori album del 2016 ma anche alcuni fra i migliori singoli rap di quest’anno (Ultralight Beam su tutti). Sebbene sia conosciuto più per le sue prese di posizione (l’ultima, in ordine cronologico, l’endorsement a Donald Trump) e la sua nota eccentricità, West è un fuoriclasse del genere e questo disco lo conferma.

 

11 Flume – Skin [Future Classic, Transgressive]

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Il producer australiano gioca con l’elettronica, il trip hop, la downtempo e la future bass e ci porta Skin, uno dei migliori dischi EDM dell’anno, reduce da una nomination ai Grammy.

 

12 Kendrick Lamar – untitled unmastered. [Aftermath, Interscope]

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In questo disco, una raccolta di brani che non sono stati inclusi nel final cut dell’ottimo To Pimp A Butterfly, il rapper di Compton si riconferma come il migliore del momento. Il suo flow e i suoi testi non possono che essere apprezzati.

 

13 Frank Ocean – Blonde [Boys Dont Cry]

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Dopo anni di distanza dall’acclamato channel ORANGE, Frank Ocean ha posticipato innumerevoli volte il nuovo progetto, poi presentato tramite il visual Endless in esclusiva per Apple Music e, solo in un secondo momento, nell’album Blonde. Puro RnB.

 

14 Solange – A Seat at The Table [Columbia]

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Solange ha il miglior disco RnB del 2016. Con l’eleganza che contraddistingue il suo stile, parla di orgoglio afroamericano e di come questo sia stato spesso compromesso durante gli scorsi anni. La piccola di casa Knowels ha un disco che non può passare inosservato.

 

15 Rihanna – Anti [Roc Nation Records]

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Rihanna torna dopo due anni di silenzio con il miglior album della sua carriera. Non si tratta più, finalmente, di una collezione di brani dai quali spiccano due o tre canzoni ma di un disco che riesce nell’intento di essere tale. Una delle migliori uscite pop del 2016.

 

16 Beyoncé – Lemonade [Parkwood, Columbia]

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Non si può non includere Beyoncé quando si parla delle migliori uscite. il film/album/visual piece, chiamatelo come volete, è ben prodotto e grazie ai suoi collaboratori, fra i quali James Blake, Kendrick Lamar e Jack White notiamo anche una maggiore apertura a contaminazioni musicali che, per la prima volta nel caso di Bey, non riguardano il solo RnB.

 

17 Aphex Twin – Cheetah [Warp]

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Richard D. James porta ancora una volta la sua personalissima cifra stilistica in questo nuovo progetto, incorporando elementi di IDM, ambient e techno. Utilizzando un solo sintetizzatore, il Cheetah MS800, l’artista britannico propone un disco apparentemente semplice, dati i suoi standard, ma ricco di dettagli che solo un ascolto prolungato può svelare.

18 Marie Davidson – Adieux Au Dancefloor [Cititrax]

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La producer canadese propone nove tracce squisitamente acid house, ma nulla è scontato in questo disco. L’uso delle percussioni e della voce lo rendono diverso da qualunque uscita di quest’anno.

 

19 Noname – Telefone [Noname]

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Noname è senza ombra di dubbio uno degli artisti rap più promettenti, e lo si capisce bene dalla prima opera discografica, Telefone: un’album rap raffinato e mai scontato.

L’attenzione ai testi è ciò che fa davvero la differenza.

 

 

20 Parquet Courts – Human Performance [Rough Trade]

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i Parquet Courts sono gli eroi di qualsiasi gruppo che si diletta nei garage metropolitani. Il quartetto newyorchese compila l’ennesimo disco denso di assoli infiniti, schitarrate, urla e scambi vocali. Ma questa volta tutto sembra avere un filo conduttore che unisce le canzoni per godere fino in fondo e senza sosta.

 

21 Car Seat Headrest – Teens of Denial [Matador]

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archetipo del one man band, l’americano Will Toledo unisce finalmente tutto ciò che di più interessante aveva pubblicato su band-camp per creare veri e propri inni indie rock, capitanati dal suo alter-ego Joe. Viaggi attraverso l’adolescenza, quindi con le sbornie, le donne, i genitori e la scuola, in brani efficaci che racchiudono le più grandi influenze anni 90 come Pavement, R.E.M. e Pixies.

 

 

22 Animal Collective – Painting With [Domino]

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dopo tre anni arriva anche l’atteso ritorno del “collettivo animale”, tra melodie e vocalizzi in stile Brian Wilson: i tre componenti si divertono a giocare e dipingere col suono, facendo ballare freneticamente. Non esistono chitarre, ma solo sintetizzatori e drum-machine e, nonostante tutto, si tratta dell’opera più “pop” di tutta la loro discografia.

 

Marco Andreotti

Virginia Ciacci

Lorenzo Cugnata

Roberto Vezzoli

 

 

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