Frida Kahlo e Diego Rivera e la collezione Gelmann.

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È a Bologna, a Palazzo Albergati fino al 26 marzo.

 

Il percorso inizia in un ambiente scuro, con un video introduttivo sulla vita di Frida Kahlo e sul rapporto che ha con Diego Rivera, suo futuro marito. Grazie ad immagini, riproduzioni di alcune sue opere prese come esempi di ciò che ha vissuto e video inediti, entriamo nel mondo di Frida, costituito da tanto dolore fisico ed emotivo, ma anche da tanto amore per la vita.

La prima sala è dedicata alla vita dei Gelman, una coppia facoltosa di ebrei russi, i quali hanno deciso di raccogliere quadri soprattutto relativi al Messico, dal 1938 circa.

La collezione consta anche di artisti meno noti al grande pubblico, ma che hanno costituito una parte fondamentale della cultura messicana artistica, anche se i protagonisti principali restano  Frida Kahlo e Diego Rivera.  Lui, più grande di lei di vent’anni, è noto anche per i grandi murales a tema politico: fu attivo politicamente al fianco del sindacato dei pittori. La coppia, infatti, aveva abbracciato le ideologie comuniste nel periodo della rivoluzione, ospitando, per un periodo, il rivoluzionario russo Lev Trotskij e consorte.

Si passa, poi, ad analizzare ciò che la vita ha riservato a Frida, dal dolore fisico provato fin da giovanissima, per cui, a causa di una poliomielite, ha subito una deformazione alla gamba, che non si era formata completamente e che venne successivamente amputata, all’incidente subito da ragazza, che le lesionò la colonna vertebrale e altri organi.

Per colpa di questo incidente, infatti, Frida non potè avere figli e dovette stare a letto immobile per lunghi mesi. La “cura” a questi mali viene ricercata tramite la pittura e il disegno, e lei arriva a definire se stessa come una “biologa e naturalista”, con particolare cura per i dettagli del corpo umano. Riesce, così, a trasmettere il suo dolore per i vari interventi e gli aborti che dovette affrontare nella sua vita: nella pittura, tutto ruota intorno al suo corpo.

Un’ultima sezione è dedicata alla riproduzione del suo letto, con tanto di specchio fissato, e di alcuni suoi abiti.

 

É un esposizione non banale e molto interessante, sicuramente da vedere se si è amanti dell’arte, ma soprattutto aperti ad una nuova visione, che non sia per forza eurocentrica.

Agnese Monari 

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