Edgar Allan Poe – Solo

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Il mio cuore, poi, non si destava
alla gioia in armonia con gli altri.
Io, tutto ciò che amai, l’amai da solo.-

Edgar Allan Poe – Solo

Poe amava definirsi “fratello” di Baudelaire, naturalmente in senso artistico, quindi tanto solo poi non era. Tuttavia, è comprensibile trovare difficile apprezzare appieno la compagnia di qualcuno che si trova a un oceano di distanza. Shakespeare sosteneva: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, ma a mio avviso tendiamo ad apprezzare molto la concretezza della vita reale, tant’è che il sogno “deve diventare realtà”. A volte, però, è possibile che i due “mondi”, reale e onirico, si sovrappongano, in una simbiosi perfetta, e il sogno diventa l’anticamera della felicità.

Edgar Allan Poe

Nella poesia “Alone” (Solo), Poe descrive una condizione esistenziale nella quale il cambiamento non è necessario, nonostante l’apparente incomprensione ed esclusione dalla realtà collettiva. Non esiste una visione univoca con cui il poeta concorda, bensì la consapevolezza che tale univocità per lui non potrà mai essere.

La condizione di solitudine riguarda il pensiero, la sensibilità, il modo di apprezzare, o non apprezzare, ciò che ci circonda, secondo un individualismo a lui del tutto congeniale. Non c’è rammarico, invocazioni o preghiere per aiutarlo lungo la via dell’omologazione e dell’inclusione: l’emarginazione intellettuale è del tutto apprezzata. Essa è lo strumento per raggiungere l’abisso, la profondità di tutte le cose, il significato autentico. E’ ciò che conferisce al poeta l’aura di veggente, di scrutatore della realtà attraverso i suoi simboli. L’attrazione verso ciò che repulsa, che crea sgomento, è peculiare e in evidente attrito con il modo di sentire delle persone che circondano il poeta.

“Io, tutto ciò che amai, l’amai da solo”. In queste poche parole emerge una sorta di fraterna condivisione esperienziale con se stesso. Sembra quasi che il poeta, non potendo condividere i propri interessi con altri, abbia sviluppato una relazione più intima con se stesso, facendo amicizia nella solitudine. Poe ha smesso di sognare, non ne ha bisogno, perché non ha una realtà da cui fuggire. Egli è amico di se stesso, il suo migliore compagno di viaggio, colui che segue sè nel percorso della conoscenza intellettuale e sensitiva.

 

Anna Sintini

 

 

 

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