Nico,1988. Susanna Nicchiarelli con un’opera coraggiosa al festival di Venezia

Il Festival d’arte cinematografica di Venezia è ufficialmente iniziato. Molte sono le sezioni, molti i film presentati.

“Nico, 1988”, il biopic diretto da Susanna Nicchiarelli, apre la sezione orizzonti nella prima serata.

Il film racconta gli ultimi anni di vita di Nico, nome d’arte di Christa Päffgen, altrimenti detta “La sacerdotessa delle tenebre”, chiamata così nell’ambiente musicale degli anni.
Un percorso tra il 1986 e il 1988, che ci trasporta nel suo ultimo tour, tra Anzio, Praga e Manchester. Un viaggio in un pulmino malandato e, più in particolare, nella sua dipendenza da eroina e nel suo rapporto con il figlio Ari (mai riconosciuto dal padre, Alain Delon).
La regista ci fa conoscere quest’icona musicale in tutta la sua passività e apatia (apparente). Sembra essere uno spettro, concentrata solo sul suo dispositivo portatile di raccolta del suono, ma in realtà, come vedremo durante la proiezione, è una donna forte, impegnata in una continua guerra contro il mondo, iniziata da lei. “La mia vita comincia dopo i Velvet Underground” dice durante un’intervista. Tutti però continuano a chiederle dei suoi anni precedenti, delle sue esperienze con loro, con Jim Morrison, con Andy Warhol e con i molti altri artisti incontrati nel suo percorso.

Lei vorrebbe parlare della sua musica, vorrebbe salvare suo figlio e, forse, grazie all’aiuto del suo manager, salvare se stessa.
Non ci saranno colpi di scena, come dice la storia: Nico morirà nel 1988 a Ibiza. Una donna di cui comunque vale ancora la pena parlare. L’icona che appariva ovunque, dalla Dolce Vita di Fellini ai film sperimentali di Andy Warhol. La cantante dalle tante collaborazione. La donna di cui si sa ancora poco.

Un film profondo, dalla visione lenta. Un grande elogio va fatto a Trine Dyrholm, cantante e attrice danese che interpreta la protagonista in maniera impeccabile.
Riprese talvolta squilibrate, particolari, in piena linea con la trama. Scene crude e reali, in particolare quando si parlerà di astinenza da eroina.

Una regista italiana che, per una volta, esce dagli schemi e propone un lavoro degno di nota e degno di ricevere la nomination in uno dei festival più importanti del mondo cinematografico, il festival di Venezia.

Sarah Corsi

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