PERFECT BLUE

Di Satoshi Kon

Incredibile come un autore, in poco meno di 10 anni, sia riuscito a dare una propria impronta stilistica ben precisa alla settima arte, regalando perle d’animazione estremamente rare e trascendenti, per poi andarsene prematuramente una calda mattinata del 24 agosto 2010, mentre stava ultimando il suo ultimo lungometraggio.

Ancor più incredibile è il fatto che, a distanza di 20 anni dalla data di rilascio del suo primo lungometraggio, quella sua opera prima possa esser considerata ancora uno dei thriller psicologici più riusciti e allucinati almeno degli ultimi 30 anni.

Ladies and Gentlemen, per la regia di Satoshi Kon, “Perfect Blue”.

 

“Perfect Blue” narra la storia di Mima, un’idol di discreto successo, completamente in balia del mondo dello spettacolo: direttori, produttori e manager decidono cosa sia giusto per lei, tanto da imporle di lasciare il ruolo di leader del gruppo in cui cantava, le “Cham”, per intraprendere la carriera da attrice. Questo però induce nella vita della protagonista una sofferenza esponenziale, dovuta anche all’avvento di un fan, dissociato dalla realtà e particolarmente esagitato nei suoi confronti, che in questa nuova veste non riesce a riconoscerla, entrando in un rapporto con la Mima idol particolarmente malato ed ai limiti del simbiotico, facendo uscire a galla il suo lato stalker.

E questo forte legame tra lo stalker e la parte ormai defunta di Mima, ovvero la sua parte più candida, ingenua e incosciente, viene raccontato da Kon in una maniera talmente perfetta da far perdere totalmente la testa, lasciando lo spettatore senza bussola in un labirinto mentale dove non si riesce più a capire quale sia la realtà e quale invece sia un’allucinazione. Man mano che la pellicola scorre, la realtà e le allucinazioni iniziano a diventare due ingredienti dello stesso cocktail, dove si intravedono le scelte artistiche allucinate e allucinogene, che rivedremo qualche anno dopo in “Paprika”, uno dei punti massimi cinematografici e non dove l’illusione e il reale non hanno più alcun confine.

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Il regista riesce a mettere a nudo tutta la personalità di Mima, dando in pasto allo spettatore questa straniante ed alienante dicotomia tra il suo conscio estremamente professionale (devastante, a livello emotivo, la scena del finto stupro, dove vediamo una Mima che perde tutti i suoi sogni, in maniera definitiva, per una vita lavorativa completamente diversa e opposta a quella idealizzata dalla stessa) e il suo inconscio sognante e positivamente fanciullesco. Il tutto esploderà e verrà a galla con l’allucinazione della morte dei suoi amati pesciolini rossi, in una scena straziante e profondamente toccante, dove l’animo della protagonista verrà fuori con una forza distruttivamente negativa.

Satoshi Kon riesce a giocare con lo spettatore in maniera talmente automatica e naturale da rendere questo thriller uno dei più intelligenti mai creati e prodotti fino a questo momento, con la vita di Mima che si unisce e si completa sempre più con la sceneggiatura della serie TV di cui è attrice. Un film con un montaggio pressoché perfetto, nella sua estrema dinamicità anti-lineare, e lisergicamente onirico. Un thriller psicologico, figlio della società odierna, dal perfetto ritmo ascendente (un finale da lasciar a bocca aperta), con quel pizzico di dramma, a sfondo sociale, che condisce il prodotto senza mai stuccare lo spettatore. Un’opera prima con i fiocchi.

“Nessuna illusione si concretizza in realtà.” – Ochiai Eri

Giovanni Berardi 

 

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