La scena: nasce

Il XX secolo inizia con la volontà di intraprendere una strada del tutto sperimentale per quanto riguarda l’ambito teatrale, soprattutto quello scenografico.

Esso infatti sembra abbandonare del tutto la dimensione della decorazione, diventando fondamentale per la riuscita di un’opera d’arte autonoma nella sua espressività, anche per mezzo di nuova consapevolezza delle forme, dei volumi, della luce e dei colori.

Un passo decisivo, per arrivare a queste nuove ideologie, fu intrapreso, precedentemente, da Wilhelm Richard Wagner (Lipsia, 22/05/ 1813 – Venezia, 13/02/ 1883), compositore, poeta, regista teatrale e direttore d’orchestra, che andò a rappresentare una solida piattaforma per artisti come Adolphe François Appia (Ginevra, 1/09/ 1862 – Nyon, 29/02/ 1928).

Appia, infatti, introduce molte innovazioni sulla scena teatrale, come il concetto di “spazio luce”: lo scenografo è in grado di dipingere attraverso, appunto, la luce, sfruttandola anche nella sua valenza psicologica. I fasci luminosi sono vibranti e direzionabili e diventano un elemento attivo e integrato nel dramma.

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Lo scenografo a questo punto si trova nella stessa posizione di un pittore che in passato prima della determinazione delle professioni teatrali aveva spesso svolto la funzione di scenografo, ma opera anche con la terza dimensione, ovvero la profondità. Adesso chi si occupa della scenografia può essere considerato al pari del drammaturgo o del musicista.

Vengono aperte le porte alle idee dei futuristi, i quali basano la loro poetica sull’attacco alla tradizione, come conferma Enrico Prampolini in Scenografia e coreografia futurista: qui viene richiesta l’abolizione della scena dipinta e la sostituzione della scenografia da un complesso di strutture in grado di evocare emozioni e violenze che richiedono un’attiva interpretazione da parte del pubblico per assumere una valenza espressiva.

Uno dei più grandi estimatori di Appia è Edward Henry Gordon Craig (Stevenage, 16/01/1872–Vence, 29/07/1966). Egli combatte contro il realismo a teatro e la scena dipinta, trovando una soluzione scenografica negli screens, serie di schemi rettangolari mobili che possono dar vita a un numero indeterminato di combinazioni. Anche in questo caso la luce non è un elemento secondario, ma viene considerata fondamentale per la creazione di un’atmosfera che possa generare le  giuste emozioni  e  sensazioni  negli  occhi  di  chi  guarda  e riesca a non farli dimenticare.  

http://www.geocities.ws/mvsscenografia/storia7.html

Sara Suozzo

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