“Pietà”, A. Carracci

L’opera di oggi è la “Pietà“, un olio su tela che racconta, con sapienti pennellate e giochi di luce, uno dei temi più celebrati in campo artistico, rielaborato da uno dei pittori che rappresentano un vero e proprio vanto per la nostra Bologna: Annibale Carracci.

 

La scena permette di percepire come il Carracci, in modo totalmente nuovo, arrivi a raggiungere Raffaello e Michelangelo, elaborando il tema della Pietà puntando su una forte essenzialità.

Maria è “contenuta” in una centina, che rappresenta un luogo sacro ma non pienamente tradizionale, e, per opera di una scelta naturalistica effettuata dal pittore, viene posta a terra, ma ciò non le impedisce di tenere comunque tra le proprie braccia suo Figlio, determinando, così, tra i due personaggi, un rapporto ancora più affettivo.

 

Ciò che colpisce maggiormente, nel momento in cui si osserva attentamente il dipinto, è la perfezione anatomica del Cristo, elaborata attraverso una visione pittoricamente tradizionale; inoltre, è possibile riscontrare un coinvolgimento diretto dell’infanzia all’interno dell’episodio trattato.

Significativo è il modo in cui le figure emergono dal buio retrostante, la sapiente lavorazione dei panneggi che rivestono la figura di Maria e del drappo bianco posto a terra, le posizioni in cui i corpi sono rappresentati, tramite un abile lavoro di chiaroscuri.

 

L’opera è datata 1600 ed è conservata al Museo di Capodimonte a Napoli. Fu commissionata, molto probabilmente, dal cardinale Odoardo Farnese, al fine di collocarla nella cappella di Palazzo Farnese o in una delle dimore farnesiane.

Preceduto da tre studi preliminari, il dipinto si ispira fortemente al modello michelangiolesco, ma puntando maggiormente su una caratteristica intimità e un’emozionalità che rimanda ad alcune lezioni del Correggio.

 

Annibale Carracci (Bologna, 3 novembre 1560 – Roma, 15 luglio 1609), è uno dei pittori italiani più affezionati alla ripresa dei modelli relativi alla grande tradizione pittorica italiana del ‘500.

Pose, inoltre, le basi per la nascita e lo sviluppo dell’arte barocca e fondò, insieme al fratello Agostino e al cugino Ludovico, l’Accademia dei Desiderosi (1582) e, in seguito, l’Accademia degli Incamminati (1590). Definito “eclettico” in senso negativo, portò avanti “lo studioso corso”, al fine di imparare nuove tecniche.

 

Nell’opera, lo sguardo del protagonista è invitato a soffermarsi sulla struttura piramidale, di stampo michelangiolesco, escogitata dal pittore e armonizzata dal fatto che un angioletto posto in basso regga la mano del Signore.

L’osservatore è, inoltre, portato a riflettere sulla scena rappresentata e, in modo particolare, sulle sofferenze patite da Gesù durante la Passione.

 

Chiara Pirani

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