GAETANO PREVIATI – LA DANZA DELLE ORE

Nel 1891 apre a Milano la prima Triennale di Brera, dove suscita scalpore un gruppo di opere accomunate dalla tecnica pittorica basata sulla teoria della visione e della scomposizione dei colori, come nel caso del Pointillisme francese messo in atto da Seurat. In Italia questa tecnica prende il nome di Divisionismo, in quanto basata su pennellate minute, filamentose, volte a “dividere” la tessitura cromatica. La luce viene utilizzata dai divisionisti per esprimere sentimenti, emozioni e stati d’animo personali; l’arte, così, diviene un mezzo per raffigurare il rapporto tra l’uomo e la natura, sogni, fantasie, visioni, turbamenti, nonché le varie sfaccettature dell’anima e della coscienza umana.

Le tele divisioniste non vengono apprezzate dalla critica ufficiale, ma sono ammirate e difese in modo estremo dal pittore, mercante, teorico e critico d’arte Vittore Grubicy de Dragon, il quale sostiene che «con la pittura si possono esprimere delle idee che germogliano nel cervello, dei sentimenti che scaturiscono dall’animo o delle emozioni che per gli occhi si ricevono dal mondo esteriore». Egli, assieme al fratello Alberto Grubicy (il quale aveva organizzato a Parigi, nel 1907, il Salon des peintres divisionnistes italiens) fonderà, nel 1911, la Società per l’arte di Gaetano Previati, acquistando diverse opere di questo importantissimo esponente del divisionismo.

gaetano_previati_autoritratto_1911

Gaetano Previati nasce a Ferrara nel 1852 e muore a Lavagna, in Liguria (località da lui scelta molteplici volte per trascorrervi lunghi soggiorni) nel 1920. Nel 1876, dopo aver trascorso la primavera nello studio del pittore storico Amos Cassioli, a Firenze, si trasferisce stabilmente a Milano, dove frequenta l’Accademia di Brera. In questa città trova gli stimoli per cercare di interpretare il mistero della vita, indagando nei territori della storia e di temi universali, avvicinandosi alla tecnica divisionista e al concetto di “pittura di idee”. Previati riuscirà ad esercitare un forte influsso su diversi artisti italiani, non solo tramite la sua pittura, ma anche grazie alla pubblicazione di saggi e manuali, volti ad esplicare i principi teorici del divisionismo. Dal 1895 al 1914 viene invitato alle esposizioni internazionali d’arte a Venezia, città in cui prima nel 1907 e poi nel 1912, si tengono due sue mostre personali. Oltretutto avrà l’occasione di entrare in contatto con i più avanzati ambienti culturali d’Europa. Nel 1892 partecipa infatti al Salon de la Rose-Croix, legandosi anche al Simbolismo internazionale. Da qui le sue immagini acquisiranno un carattere sempre più simbolico, mistico, onirico, tendendo a suscitare delle emozioni coinvolgenti per lo spettatore, sia dal punto di vista visivo che da quello emotivo. È infatti dell’idea, come altri artisti della sua epoca, che le opere d’arte debbano avere la possibilità di dialogare con chi le osserva.

Ne è un chiaro e, a mio avviso, meraviglioso esempio un dipinto ispirato al terzo atto del melodramma del 1876 La Gioconda (musica di Amilcare Ponchielli su libretto di Arrigo Boito) ovvero LA DANZA DELLE ORE (realizzato nel 1899 circa con olio e tempera su tela, grande 134×200 cm e conservato a Milano presso la Collezione Fondazione Cariplo, Gallerie d’Italia Piazza Scala).

Ho avuto modo di vedere questo quadro in due mostre, a distanza di un paio di mesi l’una dall’altra: Rivoluzione Galileo – L’arte incontra la scienza (Padova, Palazzo del Monte di Pietà, giunta a conclusione il 18 marzo 2018) e Stati d’animo – Arte e psiche tra Previati e Boccioni (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, che terminerà il giorno 10 giugno 2018).

In mezzo a un cielo inondato dalla luce del sole raffigurato a sinistra, c’è il globo terrestre, attorniato da quello che pare l’ingranaggio di un orologio, ovvero il cerchio della luce. Quest’ultimo misura il tempo ed è quindi sorretto dalle Ore, dodici figure femminili eleganti e leggiadre, immateriali ed eteree, rese tramite pennellate filamentose e circolari. I colori utilizzati da Previati sono pochi e dalle tonalità luminose, vibranti, che annullano la materialità dei soggetti rappresentati. La danza delle Ore è quindi allegoria dello scorrere del tempo, del susseguirsi di giorno e notte, nonché l’idea simbolista, che si ritrova anche nella poesia di Baudelaire e Mallarmé, di un universo percepito come luce e musica. Il pittore futurista Umberto Boccioni riconosce in Previati il primo pittore veramente capace di «esprimere per mezzo della luce in sé una emozione nuova all’infuori della convenzionale riproduzione delle forme e dei colori […] con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera, spirito e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo».

GIULIA SPINELLO

 

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