Trionfo della Divina Provvidenza, Pietro da Cortona

L’opera di oggi è il “Trionfo della Divina Provvidenza”, un affresco monumentale realizzato dall’aretino Pietro da Cortona all’interno del palazzo Barberini a Roma, richiedendo un lavoro che si protrasse dal 1632 al 1639.

Si tratta di un affresco eseguito in un salone di dimensioni gigantesche, paragonabile alla Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, con uno scopo prettamente encomiastico: all’interno dell’opera, infatti, è possibile distinguere lo stemma dei Barberini, caratterizzato da tre api dorate in una ghirlanda d’alloro su sfondo azzurro, e un chiaro omaggio al papa Urbano VIII.

L’opera mostra tramite allegorie i componenti della famiglia Barberini che si fanno strumento della Provvidenza Divina per l’esecuzione della divina volontà.

La narrazione è arricchita con inediti effetti scenografici e con un uso efficace del colore; vi è, inoltre, l’illusione di una straordinaria profondità prospettica, insieme a una luminosità forte e diffusa, per dare al tutto un senso di leggerezza, conferita dall’uso di pennellate frammentarie e quasi puntiformi.

La struttura, con un grande cornicione interrotto sugli angoli, è simile a quella che Annibale Carracci utilizzò nella Villa Farnese, ma, elemento di significativa novità, le nuvole sovrastano l’architettura; importante, inoltre, è il costante passaggio dalla scena esterna a quella interna, con una serie di illusioni, percepite tramite l’elemento caratterizzante della cornice.

Pietro da Cortona (Cortona, 1° novembre 1596 – Roma, 16 maggio 1669), nato come Pietro Berrettini, fu un artista del primo Barocco. Si formò presso il pittore fiorentino Andrea Commodi e a Roma si dedicò allo studio dell’arte classica e della pittura di Raffaello.

Per ciò che riguarda il disegno, dimostrò fin da subito una grande padronanza del mezzo tecnico, attraverso un segno inciso e pulito, una caratteristica plasticità, data da un semplice tratteggio a linee parallele, e un tratto veloce e deciso.

Si fa spesso riferimento all’opera in questione come al manifesto del nuovo stile barocco in pittura, del quale Pietro da Cortona fu proprio uno dei massimi esponenti.

Chiara Pirani

 

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