Frères ennemis

Frères ennemis è un film che di certo non brilla per l’originalità della sua trama, ma che riesce ad imporsi all’attenzione del pubblico attraverso un ritmo sostenuto, alcune notevoli sequenze d’azione e delle interpretazioni convincenti. La storia riguarda la vicenda di due amici di vecchissima data che nel corso della loro vita hanno intrapreso strade diverse, trovandosi a ricoprire ruoli diametralmente opposti. Manuel ha abbracciato il contesto malavitoso nel quale è cresciuto, diventando uno dei principali esponenti di una gang di quartiere, mentre Driss ha deciso di tagliare completamente i rapporti con quella realtà, diventando poliziotto.

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Com’è facile prevedere, le loro storie vissute su due mondi confinanti finiranno per convergere e i due amici si troveranno a confrontarsi nelle loro nuove vesti.
Il regista David Oehloffen cerca di rendere entusiasmante un racconto dai risvolti prevedibili, cercando di trascinare lo spettatore all’interno del contesto criminale a cui si fa riferimento. La vicinanza con i protagonisti, i quali sono pedinati nella maggior parte delle scene con un uso massiccio di camera a mano, raggiunge in maniera efficace l’obiettivo di rendere percepibile la costante sensazione di pericolo che li attanaglia. I momenti migliori del film, infatti, sono quelli in cui i personaggi si trovano immersi in situazioni di forte rischio, all’interno delle quali il panico, manifestato attraverso i loro volti ed i loro movimenti, raggiunge il suo apice. Di tutto ciò, una porzione preponderante del merito va riservata agli attori: Matthias Schoenaerts riesce ad infondere al proprio malvivente dall’animo tenero il giusto contrasto tra freddezza e sensibilità, mentre Reda Kateb risulta particolarmente credibile nei panni del poliziotto ligio al dovere, ma fedele ad una propria moralità che getta le radici nella sua infanzia.

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Con questi ingredienti calibrati a dovere, il film procede lungo la propria strada senza lasciar trasparire particolari momenti di stanchezza, eppure giunti alla fine ci si rende conto che manca qualcosa, probabilmente una dose maggiore di incisività, che in questo contesto avrebbe sicuramente giovato.
Frère ennemis è un film che non osa più del dovuto e non ha il coraggio di rischiare più del necessario. Una scelta che limita le possibilità di un’opera che, comunque, se considerata secondo le proprie intenzioni, può dirsi abbondantemente riuscita.

Andrea Pedrazzi

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