Dragged Across Concrete

Presentato fuori concorso qui a Venezia, Dragged Across Concrete del regista Craig Zahler, rappresenta forse il più grande (in termini di produzione e non solo) esempio di cinema di genere mostrato in questo festival. Un’altra prova di come la nuova autorialità passi attraverso l’utilizzo e la decostruzione dei principali topos cinematografici. In questo caso, parliamo di un poliziesco in cui due agenti (interpretati da Mel Gibson e Vince Vaughn) vengono sospesi per aver compiuto un efferato atto di violenza mentre erano in servizio e che, sommersi da problemi economici, decidono di sventare un colpo ad una banca da parte di un gruppo di rapinatori per impossessarsi del bottino.
Una storia molto semplice e che, con il ritmo sostenuto che contraddistingue i film d’azione, avrebbe potuto essere risolta in un’opera dalla durata canonica. Ma non è così, perchè Dragged Across Concrete dura 158 minuti.DAC_D02_00148.dng
Craig Zahler ama a tal punto la materia che tratta da non volersene separare, creando scene lunghissime in cui a dialoghi taglienti si contrappongono silenzi infiniti, in cui brutali scene di violenza non sempre giustificata vengono condite da una massiccia dose di umorismo nero. Questo è un film che trova nell’essere politicamente scorretto e nella volontà di non scendere a compromessi le sue principali forze propulsive. In questo modo, poche e dilatatissime sequenze si trovano a dare vita ad un film il cui principale ingrediente è l’amore per un cinema tanto raffinato della costruzione quanto arrogante e caotico negli elementi di messa in scena.
D’altro canto, l’estremo piacere con cui il regista accarezza la propria opera lo porta a tratti ad esagerare, prolungando i tempi più del dovuto. È chiaro che dietro a quanto viene mostrato si nasconda una passione sincera e disarmante, ma è proprio questa che a volte porta Zahler a concentrarsi eccessivamente sul proprio giocattolo, dimenticandosi di chi osserva dall’altro lato dello schermo. Ne consegue che il film accusi dei momenti di stanca che finiscono per appesantirlo, salvo poi essere prontamente superati nel momento in cui si passa alla scena successiva e si viene trascinati in un nuovo vortice di pura passione cinefila.

Andrea Pedrazzi

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