A Venezia… un dicembre rosso shocking – Don’t Look Now (Nicolas Roeg)

Per la rubrica settimanale di Cabiriams “Film della settimana”, ho deciso di rendere omaggio a un grande maestro del cinema recentemente scomparso: il regista e direttore della fotografia inglese Nicolas Roeg. In questa sede parlerò del suo film più conosciuto, “Don’t Look Now” del 1973, interpretato da Julie Christie e Donald Sutherland, basato sull’omonimo racconto di Daphne du Maurier e divenuto una vera e propria pellicola cult.

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Il film narra la storia dei coniugi John e Laura Baxter, in viaggio a Venezia per lavoro, appena pochi mesi dopo la scomparsa della figlia Christine, annegata nello stagno della loro villa di campagna. John è perseguitato da misteriose visioni che sembrano prevedere il futuro; Laura è caduta in depressione in seguito alla tragica morte, e soltanto l’incontro con due misteriose sorelle medium riuscirà ad alleviare il suo dolore. A complicare la situazione, Venezia è perseguitata da un misterioso maniaco omicida che sta continuando a mietere vittime senza che la polizia sia in grado di identificarlo.

Sul tavolo ci sono tutti gli elementi per un film di genere estremamente articolato che mescola thriller, horror e soprannaturale, in maniera inedita non solo per l’epoca, ma che trova pochi rivali anche oggi per la sua originalità. La struttura è molto particolare, con montaggi e inquadrature inusuali che aumentano il senso di continua inquietudine che si respira lungo l’intera pellicola. Quella che ci viene mostrata è una Venezia ben lontana da quella delle cartoline: Roeg ha volutamente evitato di riprendere le parti più note della città italiana più amata dai turisti, donandole l’aspetto di un labirinto sospeso sull’acqua, quest’ultima sempre in agguato per perseguitare i protagonisti con i ricordi della figlia. Lo stesso potere soprannaturale di John si riflette sul montaggio del film, scomponendo e mescolando più volte realtà e finzione, presente e passato, vita e morte, attraverso tecniche di flashback e flashforward. La stessa percezione dello spettatore viene sollecitata e ingannata da numerosi messaggi subliminali, che rivelano la storia di nascosto, ma anche da elementi messi in risalto dalla cinepresa, che non significheranno nulla per la storia e serviranno solo a disorientare ulteriormente chi guarda il film. Tutto ciò serve a sottolineare un aspetto fino ad allora tenuto poco in considerazione dalle pellicole di genere: lo stato psicologico dei personaggi.

Il leitmotiv del film coincide con il dolore dei protagonisti per la perdita della figlia e con l’influenza di questo sulle loro vite. Se si può trovare una morale a “Don’t Look Now”, questa è proprio che l’incapacità di superare i traumi e lasciare il passato alle spalle è destinata a trascinarci in una spirale discendente di sofferenza.

Don’t Look Now” è un film estremamente particolare, ancora in grado di emozionare e spaventare con la sua tecnica originale e la sua storia intrigante. Il film è stato inoltre riconosciuto come pietra miliare dell’horror psicologico e come influenza da autori come Danny Boyle, Lars Von Trier (il suo Antichrist presenta una storia simile) e Lynne Ramsay, Steven Soderbergh, Steven Spielber e Christopher Nolan.                                                                                                                        

Marco Andreotti

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