Parliamo della raccolta di memorie e pensieri di Liliana Segre, nominata senatrice a vita il 19 gennaio 2018. Il libro in questione è “Sopravvissuta ad Auschwitz – Liliana Segre, una delle ultime testimoni della Shoah” di Emanuela Zuccalà.

sopravvissuta ad auschwitz

La giornalista riporta in queste pagine l’esperienza di Liliana Segre durante l’Olocausto e il perché sia necessario ricordare e testimoniare. L’autrice scrive le vicende e le impressioni della Segre, raccolte dalle diverse conferenze e conversazioni private. Questo libro, come dice la stessa autrice, non ha pretese storico-letterarie ma

“Vuole essere una piccola porta d’accesso – e, come tale, con una prospettiva unica e parziale – verso un evento storico troppo grande ed inesauribile.”

Le storie e i libri sulla Shoah colpiscono sempre, sia per le atrocità che vi ritroviamo, sia per i confronti che possiamo fare con l’attualità, sia per quei piccoli atti di umanità che urlano “Restiamo umani!”; ma a causa della grande quantità di materiale su tale argomento a volte ne siamo assuefatti.

Questo libro contiene, però, qualcosa di più. Non si sofferma eccessivamente ed esclusivamente sulle atrocità commesse, di cui tutti siamo consapevoli; e, comunque, anche raccontando queste la Segre si focalizza più sulle sofferenze psicologiche, che su quelle fisiche, offrendocene una visione più intima e personale. Racconta, oltre al periodo di prigionia, com’è stata la sua vita dopo l’orrore, com’è stato ritornare ad una vita normale, accantonare le atrocità per ritrovare serenità. Racconta dell’uomo e della mente umana e dell’immensa forza che ognuno di noi possiede al suo interno.

Non dite mai non ce la faccio più quando siete stanchi di studiare o di qualsiasi altra cosa perchè non è vero. Il corpo e la mente sono talmente forti da riuscire a compiere autentici miracoli; la vita è un bene così prezioso ed irripetibile da spingerci a fare qualsiasi cosa pur di conservarla.”

Il capitolo centrale si dedica all’importanza della testimonianza, perchè Liliana, dopo essere ritornata a casa, cerca di ritornare alla normalità e questa condizione la ritrova grazie al silenzio; si chiude, parla raramente della sua esperienza nei campi di sterminio, dice che:

“..era troppo difficile rendere la mia vicenda, se non a costo di una profonda elaborazione che allora non ero in grado di affrontare.”

La Segre, adolescente e giovane adulta, ha sempre cercato di rinchiudere dentro ad un armadio quello che è stata l’esperienza della deportazione, per sentirsi una persona comune, ma, come le diranno poi figli, se l’è sempre portata dentro.

“Il numero di Auschwitz è impresso nel cuore, è tatuato nell’anima: è l’essenza di ognuno di noi che è tornato a raccontare. Rappresenta la vergogna spaventosa di chi ce l’ha inflitto e l’onore di chi lo porta senza mai aver prevaricato nessuno per sopravvivere al lager.”

Alla fine, però, il coraggio e la necessità di testimoniare arrivano. Liliana nel 1990, dopo 45 anni di elaborazione, riesce ad uscire dal guscio del silenzio e racconta: tiene conferenze nelle scuole, vuole che i giovani siano i suoi principali interlocutori. Così raccontare diventa un’esigenza, sente di aver poco tempo a disposizione e di voler raggiungere più persone possibili. Questo bisogno, nasce, non solo dal fatto che la storia è memoria, ma soprattutto dal dovere di ricordare tutti coloro che da Auschwitz non sono più tornati.

Un libro da leggere, non solo per l’importante testimonianza che racchiude, ma anche per tutti i contenuti e gli spunti che gravitano intorno. Un racconto che arriva al cuore, perché traspare emozione. Una narrazione piana e semplice che assomiglia a quella che potrebbe farci nostra nonna.

“Siete tutti miei nipoti: io non voglio parlarvi solo da testimone della Shoah, non voglio farvi vedere solo gli orrori che ho visto e vissuto. Voglio raccontarvi la vita perchè sono convinta che la vita sia bellissima.

Aggiungo un’ennesima citazione, quella che più mi ha colpita, come monito per il periodo storico che stiamo vivendo:

Vivevamo immersi nella zona grigia dell’indifferenza. L’ho sofferta, l’indifferenza. Li ho visti, quelli che voltavano la faccia dall’altra parte. Anche oggi ci sono persone che preferiscono non guardare.

Claudia Morbiato