La “Vergine delle Rocce”: un gioco di luci, colori e prospettive

Leonardo_Da_Vinci_-_Vergine_delle_Rocce_(Louvre)

L’opera di oggi è la “Vergine delle Rocce” di Leonardo da Vinci. Si tratta di un dipinto olio su tavola, poi trasportato su tela, databile intorno al 1483-1486 e presente in due versioni, di cui una conservata al Museo del Louvre di Parigi, l’altra alla National Gallery di Londra.

L’opera fu commissionata dal priore della Confraternita laica milanese dell’Immacolata Concezione, Bartolomeo Scorione: doveva trattarsi di una pala da collocare sull’altare della cappella della Confraternita all’interno della chiesa di San Francesco Grande, oggi distrutta, e fu di fatto il primo incarico che Leonardo ricevette a Milano.

Non tenendo fede al “contratto” stipulato, che prevedeva la raffigurazione, oltre che della Madonna e di Gesù bambino, anche di Dio padre, di angeli e profeti, l’artista fiorentino decise di apportare modifiche arbitrarie, optando per la raffigurazione del leggendario incontro tra Gesù e Giovanni Battista bambini, tratto dalla Vita di Giovanni secondo Serapione, dal momento che il Battista era anche uno dei protettori della Confraternita dell’Immacolata.

I confratelli, a quel punto, visto che il dipinto non era stato portato a compimento secondo quanto stabilito dal contratto, considerarono l’opera incompiuta e la dichiararono addirittura eretica. La diatriba con Leonardo durò fino al 1506, quando una sentenza stabilì che il dipinto fosse “incompiuto”, e diede un ultimatum all’artista, che era tenuto a terminarlo entro due anni.

Nel frattempo, Leonardo aveva lasciato Milano per tornare a Firenze: fu probabilmente prima della partenza che l’artista si dedicò alla realizzazione della seconda versione dell’opera (a partire dal 1499 circa), versione che venne effettivamente completata nel 1506. Vi si possono riscontrare delle differenze rispetto alla versione precedente: la Madonna appare più grande e maestosa, ma soprattutto risulta evidente come sia sparito l’inconsueto gesto della mano dell’angelo, che nella prima versione del dipinto indicava Giovanni, e il suo sguardo diretto all’osservatore del quadro.

Si ritiene, comunque, che le due versioni siano state pensate per due diversi luoghi e committenti nella stessa città di Milano: la prima, conservata a Parigi, per la Chiesa palatina di San Gottardo in Corte, e la seconda, sita a Londra, per la cappella dell’Immacolata nella chiesa di San Francesco Grande.

Analizzando la versione parigina, possiamo notare come i due protagonisti del dipinto, anche in riferimento al titolo stesso, sono la Vergine e le rocce situate sullo sfondo, che contribuiscono a creare un ambiente a tratti fantastico, che avvolge le figure presenti sulla scena con colori tenui e miti, modulati e tendenti a diventare più chiari ed offuscati, sulle tinte del grigio azzurro, mediante l’uso della tecnica della prospettiva aerea, che consiste nel dare profondità a una superficie piana; i personaggi presenti, inoltre, sono amalgamati al paesaggio stesso mediante una della tecniche caratterizzanti l’artista, ossia lo sfumato. Particolare attenzione, infine, viene data alle mani, rappresentate in diverse angolature.

Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) fu un artista a trecentosessanta gradi, che incarnò perfettamente lo spirito della sua epoca, quella rinascimentale, riuscendo ad esprimersi in tutte le forme d’arte e di conoscenza possibili. In particolare, in ambito pittorico, lo ricordiamo per l’utilizzo di due fondamentali tecniche, quali lo sfumato e il contrapposto: il primo serve a sfumare, appunto, i contorni delle figure rappresentate, mediante sottili gradazioni di luce che si fondono lievemente; il secondo, invece, consiste nel bilanciamento delle masse corporee che hanno subito una torsione intorno a un asse.

La “Vergine delle Rocce” ingloba queste tecniche, facendo venir fuori un’opera dal calibro eccezionale, capace di stupire l’osservatore con un gioco di luci, colori e prospettive.

Chiara Pirani

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Autore: Cabiriams

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