Her: lei, lui, la coppia

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Il protagonista del film “Her” (Lei) è Theodor, un ragazzo introverso, con una vita assolutamente ordinaria, che vive in una società iperconnessa nella quale i computer sono parte integrante della vita delle persone. Come tanti altri già hanno fatto, decide di provare un nuovo sistema operativo che è appena stato rilasciato sul mercato, OS1, dotato di un’intelligenza artificiale talmente sofisticata che l’interazione sembra quella che si potrebbe avere con una persona. Questo sistema è talmente reale che si attribuisce un nome: Samantha. Theodor, affascinato da questa entità che sembra ascoltarlo, capirlo ed essere sinceramente interessato a lui e alla sua vita, instaurerà una relazione intima con Samantha fino ad innamorarsene.

Questo film è fortemente incentrato sulla relazione di coppia. In realtà, di coppie ce ne sono due: quella che nasce e fiorisce tra Theodor e Samantha, e quella appassita con Catherine, sua ormai ex moglie; i due infatti stanno divorziando, e Theodor si dimostra alquanto passivo a riguardo, oltre che rassegnato a dovere compiere questo passo.

Il film mostra con una certa naturalezza il significato che oggi si dà alla relazione di coppia, sotteso da un amore a stampo “narcisistico”: in una società come quella attuale, in cui si dà grande valore al singolo, la relazione di coppia può diventare un canale che, insieme ad altri (lavoro, rete amicale ecc.), contribuisce al raggiungimento della piena realizzazione di Sé. Questa tendenza si porta dietro l’eclissi dell’amore “romantico”, che presuppone sacrificio e sottomissione ai desideri dell’altro in nome della salvaguardia dell’unione amorosa.

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Si instaura così un gioco di rispecchiamenti, nel quale gli amanti hanno bisogno l’uno dell’approvazione dell’altro ed entrambi sono tenuti a riflettere le qualità positive del partner. Questa scelta tuttavia non ha un sapore puramente egoista; semplicemente, viene chiesto alla relazione di apportare un pezzetto in più di realizzazione, felicità e autenticità, per capire un po’ meglio chi si è veramente. Il patto suggellato dalla coppia nascente comporta quindi l’assicurarsi che la relazione non intralci lo sviluppo sociale, lavorativo e via dicendo; non deve comportare grosse rinunce, ma deve al contrario essere nutriente per il Sé. Non è il soggetto che deve mettersi al servizio della coppia, ma è la coppia a doversi porre al servizio del soggetto.

E’ proprio questo il rapporto che si instaura fra Theodor e Samantha, e che convince Theodor di avere finalmente trovato la relazione che desiderava: lui ammira la determinazione di lei nel voler imparare quante più cose possibili, lei tesse le lodi delle qualità di scrittore di lui; lui rimane estasiato dalla profondità dei pensieri di lei, mentre lei sa come essere presente senza risultare allo stesso tempo invasiva.

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In questo meccanismo non compare una richiesta esplicita di rinuncia ad una parte del Sé in favore del Noi, che secondo Theodor caratterizzava invece la relazione con Catherine; lei pretendeva un sostegno attivo e concreto nel momento in cui si sentiva fragile, mentre Samantha è autoportante, non ha bisogno di qualcuno che si doni in nome del suo benessere.

Nella misura in cui lo sbocciare dell’amore è narcisistico, lo è anche il suo declino. La chiusura della relazione è caratterizzata infatti da un sentimento di permalosità, data dalla sensazione di avere ricevuto un affronto, di essere stati offesi, poiché la parte più intima e fragile del Sé è stata affidata al partner e costui l’ha trattata con poco riguardo, con superficialità. La crisi tra i protagonisti subentra nel momento in cui a lui appare chiaro che lei lo “tradisce”; in realtà, Samantha è solo un computer programmato per rendere felice i suoi molteplici proprietari, cosa della quale Theodor (e forse anche lo spettatore) si è progressivamente dimenticato, tanto il loro rapporto pareva autentico e complesso. Ma la realtà è impietosa: Samantha è un computer e, se altri si innamorano di lei, sarà tenuta ad innamorarsi a sua volta.

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Ciò che più devasta Theodor è la sensazione di essere stato preso in giro; non si domanda se non ha fatto abbastanza, se in qualche modo può essere colpa sua se la relazione non ha funzionato. Il problema sta nell’iniquità dell’impegno: lui ha dato molto di Sé, mentre Samantha ha solo finto di farlo. Il patto iniziale è quindi rotto, il Sé che doveva essere amorevolmente nutrito è stato invece bistrattato, accartocciato; tanto vale rescindere il contratto, e ricucire le ferite egoiche in solitudine.

Alina Guidi

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Autore: Cabiriams

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