Venezia 76 | Il sindaco del rione sanità – La recensione

Francesco Di Leva – Antonio Barracano

Confrontarsi con il rifacimento dei classici è sempre un’operazione difficile e che suscita parecchi dubbi, ancor di più se ad essere toccato è un autore che lascia dietro sé una scia leggendaria come Eduardo; di questo, Martone è consapevole, lui stesso dichiara di essersene sempre tenuto alla larga, non solo per “quanto c’è scritto su carta”, ma anche per il macrotesto delle innumerevoli messe in scena tramandate e delle versioni televisive.

L’operazione che compie con II sindaco del rione sanità per sgomberare il campo è l’immersione della commedia nella modernità; la trasformazione è però prettamente visiva: Antonio Barracano non ha più 75 anni, è un ragazzo giovane e forte molto più somigliante ad un boss di Gomorra che al vecchio uomo d’onore di De Filippo – e in effetti Francesco Di Leva rimanda un po’ al Salvatore Conte della serie Sky – cosa che il regista motiva facendo notare come i camorristi di oggi siano sempre più giovani. Ma a parte questo e l’insolito sfarzo di cui si circonda il “sindaco”, non c’è un vero e proprio elemento stravolgente, questo perché il meraviglioso testo di Eduardo rimane pressappoco lo stesso; pur avendo in sé tutta la riflessione tra le due Napoli, quella “per bene” e quella “per male”, che potrebbe essere interessante in una trasposizione moderna, le parole pronunciate dagli interpreti risultano troppo spesso una forzatura rispetto al piano visivo.

Francesco Di Leva e Daniela Ioia – Antonio Barracano e Armida

A questo proposito, può essere aggiunto anche un altro elemento: nonostante sia lo stesso regista a dire riguardo allo spettacolo teatrale portato in scena l’anno prima “più lo costruivo, più pensavo al film che avrei potuto farne”, l’enorme difficoltà di un’operazione del genere – ed è paradossale che sia proprio Martone ad avvalorarlo, citando alcuni dei migliori registi di sempre “ma sono in buona compagnia; e penso alle opere di derivazione teatrale firmate da Welles, Bergman, Polanski, Fassbinder…” – fa in modo che il film sia in un limbo tra la rappresentazione teatrale e quella cinematografica. La recitazione del gruppo dei giovani attori indipendenti del NEST di San Giovanni a Teduccio è palesemente una riproduzione di ciò che hanno fatto a teatro; allo stesso modo, il montaggio non fa molto per dissimularlo, e questo comporta il crollo dell’elemento che rende principalmente un film godibile: l’illusione che ciò che si vede sullo schermo accada realmente. È quindi difficile valutare un’operazione che probabilmente a teatro avrà avuto esito positivo, ma che cinematograficamente avrebbe avuto bisogno alla radice di una modifica della scrittura complementare a quella visiva.

Il sindaco del rione sanità sarà nelle sale solo il 30 Settembre, 1 e 2 Ottobre.

Roberto Di Matteo

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