Venezia 76 | Seberg – La recensione

Presentato fuori concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, Seberg del quasi esordiente regista australiano Benedict Andrews (al suo secondo film, dopo il teatrale Una) vede Kirsten Stewart nei panni di Jean Seberg, attrice americana consacrata alla storia del cinema con Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard e morta a quarant’anni, dopo una vita di continue crisi nervose e depressioni, portata al termine al decimo tentativo di suicidio nel 1979.

Stella del cinema già dai suoi primi film – quelli con Otto Preminger degli anni Cinquanta – la Seberg ha poi recitato in più di trenta film, rifiutandosi di lavorare a film hollywoodiani dopo il western Macho Callahan del 1970. La sua vita è rimasta irrimediabilmente segnata, oltre che dai 3 divorzi e dalla perdita prematura della figlia, soprattuto dalla persecuzione subita dall’FBI di Hoover durante gli anni Sessanta, che l’ha riconosciuta come soggetto pericoloso per via del suo attaccamento alla causa delle Black Panthers americane. Iscritta alla lista Cointelpro di soggetti pericolosi coinvolti in cause rivoluzionarie e anti-establishment, la Seberg è stata oggetto di una autentica persecuzione, che l’ha privata non soltanto della sua privacy, ma della sua sanità mentale, mostrando un ulteriore accanimento attraverso una campagna mediatica diffamatoria pilotata, che ha annientato i suoi già fragili equilibri.

A metà strada tra un film di spionaggio e un biopic, Seberg non si sbilancia però verso nessuna delle due parti, e mette in campo una via di mezzo che non sembra né volere raccontare le rivendicazioni della blackness dell’epoca né, dall’altra parte, narrare esaustivamente la vita dell’attrice. La politica è lasciata sullo sfondo, o meglio prende corpo soltanto fisicamente nelle singole persone che influenzano la vita di Jean: principalmente nell’agente del Bureau, interpretato da Jack O’Connell, che assiste silenziosamente al progressivo decadimento di Jean, e nell’amante Hakim Jamal, militante delle Black Panthers.

Avulso da un discorso su un clima politico-sociale, Seberg propone un asciutto dramma personale dai toni thriller che non manca tuttavia di momenti convincenti ma che, complessivamente, non propone spunti di riflessione particolari e punta tutto sull’affezione dello spettatore per la protagonista, che Kirsten Stewart riesce comunque a rendere convincente. È infatti la Stewart stessa che regge l’intero film, non caricando eccessivamente la già caricata emotività della sceneggiatura, mantenendo sempre il controllo sulla sua interpretazione.

Bianca Ferrari

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Autore: Bianca Ferrari

Giornalista, sceneggiatrice, studiosa

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