Venezia 76 | Guest of Honour – La recensione

Intrecciata investigazione sentimentale del rapporto tra l’ispettore sanitario Jim (David Thewlis) e la figlia Veronica (Laysla de Oliveira), Guest of Honour del regista canadese Atom Egoyan esplora una relazione padre-figlia all’interno di una struttura narrativa stratificata, eleggendo il tema del tempo e quello del ricordo come centrali nella costruzione della vicenda.

Divisa in modo non-lineare all’interno di cinque diverse linee temporali, la storia di Jim e Veronica si dispiega ad incastro tra i ricordi dei due personaggi, portandoci nel loro passato. Partendo dalle confessioni al prete che dovrà celebrare la funzione funebre di Jim, Veronica è costretta a mettere in discussione l’idea di suo padre come l’aveva costruita nella sua memoria, ripercorrendo assieme ad essa le scelte che l’hanno portata volontariamente a farsi incarcerare per espiare colpe ancora precedenti.

Se il padre, nel ricordo della figlia, è colpevole di determinate emozioni che l’hanno portata in situazioni che poi le sono tragicamente sfuggite di mano, Veronica allo stesso modo è soggetta al giudizio del prete con cui sta parlando, che tuttavia si dimostra un mero ascoltatore impassibile delle sue vicende. Sbilanciando non tanto l’equilibrio della narrazione – che comunque risulta comprensibile e abbastanza scorrevole – quanto il valore dato alla colpa dei due protagonisti, l’importanza e il peso del personaggio di Jim (che effettivamente dovrebbe essere il protagonista) perdono di valore, accerchiato com’è da una narrazione che parte sempre da Veronica. Lontana dall’empatia spettatoriale a causa del suo continuo vittimizzarsi, Veronica occupa troppo spazio rispetto al padre, che invece nell’originalità del suo personaggio e nella migliore recitazione di David Thewlis dispiace per il minor respiro che gli è stato concesso.

In una prospettiva in questo senso già alterata, i temi proposti dal regista non riescono a maturare completamente. Se effettivamente il proposito di eterno presente si attua nella commistione delle cronologie degli eventi, la questione invece della reputazione, affermata sia nelle questioni di lavoro di Jim che in quella personale della figlia, viene suggerita qua e là ma mai risolta in nessun modo, risultando così una mera suggestione secondaria. Il lavoro di Jim come ispettore sanitario lo porta poi ad esercitare un grande potere sulle attività da lui giudicate, e di questo fa uso per recuperare alcune informazioni sulla figlia da lui desiderate. Tuttavia il potere non ha conseguenze diverse, che venga usato per il lavoro ordinario o meno, indebolendo così l’audacia percepita del protagonista.

Jim e Veronica sembrano declamare per tutto il tempo le loro intenzioni, mancando però di affermarle con i più semplici gesti: e di quel poco che rimaneva di mistero poco rimane, svelato com’è tutto nella prima parte, lasciando la seconda in balia del risaputo.

Bianca Ferrari

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Autore: Bianca Ferrari

Giornalista, sceneggiatrice, studiosa

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