Cromatismo in fuga

“La città che sale” è uno di quei dipinti che, a colpo d’occhio, induce l’osservatore a chiedersi “perché”: perché vengono utilizzati solo pochissimi colori? Perché tutti si affannano ad andare veloce, come se fossero impossibilitati a fermarsi? Perché uomini e animali si mescolano tra loro in un turbine senza inizio e senza fine?

Il dipinto di Boccioni è sicuramente l’emblema della velocità e del movimento, elementi caratterizzanti il movimento futurista, di cui l’artista in questione risulta uno degli esponenti principali.

Ed è così che ambiente e personaggi raffigurati si fondono, fino a diventare un unico elemento: si muovono veloci, i loro colori si uniscono e si confondono, in un turbinio di scie cromatiche.

L’intento di Boccioni è quello di raffigurare la costruzione di una centrale elettrica nella periferia di Milano: colpisce, in primo piano, la presenza di un cavallo, che con la sua criniera occupa quasi tutta la metà destra del dipinto. La scena è, poi, occupata da alcuni operai, che sembrano assecondare il movimento del cavallo in avanti, e da altri cavalli, di colori diversi, tratteggiati con pennellate “fugaci”.

L’opera, un olio su tela realizzato nel 1910 e conservato al MoMa di New York, ritrae, quindi, uno spazio fortemente affollato, che potrebbe creare nello spettatore un misto di spaesamento e confusione. Ciò che regna nel dipinto è sicuramente il colore, che amalgama tutta la scena e tratteggia i profili dei personaggi, e a spiccare è il rosso del cavallo, insieme al giogo blu intorno al suo collo. Il tutto sta ad indicare i cambiamenti provocati dal progresso industriale, in particolare nel contesto della periferia milanese.

Emerge, inoltre, l’utilizzo della tecnica del divisionismo: le pennellate a tratteggio seguono l’andamento delle linee di forza che caratterizzano i movimenti delle figure, piuttosto che occuparsi di definire la costruzione di masse e volumi, contribuendo a dare all’intero dipinto un senso di velocità e dinamismo.

Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 17 agosto 1916) può essere considerato uno degli esponenti di spicco del Futurismo. Instancabile viaggiatore, fu a Parigi nell’estate del 1906 e poi, fino a novembre dello stesso anno, in Russia. Cruciale per la sua esperienza creativa è stato, però, il 1907, anno in cui si iscrisse alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia e in cui, per la prima volta, si recò a Milano. Ed è proprio quella la città che rappresentò perfettamente le sue aspirazioni dinamiche e che divenne, in un certo senso, il fulcro del movimento futurista.

L’intento, sicuramente ben riuscito, di tutti i futuristi, sta proprio nel tentare di rappresentare visivamente il movimento: all’interno del dipinto di Boccioni ciò è chiaramente visibile, in quanto non vi è alcuna traccia di modelli del passato, né di alcun tipo di tradizione figurativa, ma campeggia forte e vivido il tentativo di catturare il dinamismo del mondo contemporaneo, che corre veloce ed è in continua evoluzione

Chiara Pirani

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Author: Cabiriams

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