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Gio. Lug 9th, 2020

Colonna Traiana – Un lungometraggio su marmo

Poche sono le opere che riescono a narrarci per intero non solo una singola vicenda storica, ma addirittura un’intera campagna militare, ed è questo il caso della Colonna Traiana.


Venne innalzata nel 113 d.C. a Roma per celebrare la conquista della Dacia (Romania) da parte dell’imperatore Traiano tra il 101-106 d.C. Si tratta della prima colonna coclide mai realizzata, collocata nel Foro di Traiano, in un ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia fra due (presunte) biblioteche, dove un doppio loggiato ai lati ne facilitava la lettura. Fu una novità assoluta nell’arte antica e divenne il punto di massima espressione per il rilievo storico romano.
La particolarità della colonna è quella di essere rivestita da un lungo fregio spiraliforme che si avvolge, dal basso verso l’alto, su tutto il fusto della colonna. Quest’ultima è di tipo “centenario“, ovvero alta 100 piedi romani (circa 29,78 m; 39,86 se si includono il basamento e la statua alla sommità); è costituita da 18 enormi blocchi in marmo di Carrara, il cui peso si aggira intorno alle 40 tonnellate ciascuno, con un diametro di 3,83 metri. In origine sulla sommità era collocata una statua bronzea di Traiano.
I 200 metri del fregio continuo si avvolgono intorno al fusto per 23 volte, come fosse un rotolo di papiro o di stoffa (una narrazione simile su stoffa la si può trovare nel famoso Arazzo di Bayeux, di epoca medievale), e recano circa 100-150 scene con 2500 figure. L’altezza del fregio cresce man mano che si sale, da 0,89 a 1,25 m, in maniera da correggere la deformazione prospettica verso l’alto.


Il rilievo è divisibile in 114 riquadri di larghezza uguale, dove sono illustrati gli avvenimenti della prima campagna del 101-102 (scene 1-57) e della seconda campagna dacica del 105-106 (scene 59-114), con al centro una figura allegorica di Vittoria tra trofei nell’atto di scrivere le Res gestae (scena 58).
La narrazione è organizzata rigorosamente con intenti cronistici. Seguendo la tradizione della pittura trionfale vengono rappresentate non solo le scene delle battaglie, ma esse sono intervallate dalle scene di marcia, di trasferimento delle truppe, di costruzione degli accampamenti e infrastrutture. Fanno la loro comparsa poi gli avvenimenti significativi dal punto di vista politico, come il consilium, l’adlocutio (discorso alle truppe), la concessione degli ornamenta militaria, di legatio (ambascerie), di lustratio (sacrifici augurali), di sottomissioni, di nemici catturati; a queste vanno aggiunte alcune scene di carattere propagandistico. Il tutto è talmente accurato da poterci dare uno scorcio più o meno realistico della vita militare dell’epoca.
Le scenografia è ben caratterizzata, con rocce, alberi e costruzioni e per questo motivo sembrano riferirsi ad episodi specifici ben presenti nella mente dell’artista, piuttosto che a generiche rappresentazioni idealizzate.
Non mancano rappresentazioni puramente temporali, come la mietitura del grano che allude all’estate della seconda campagna; in effetti queste rappresentazioni hanno un ruolo molto importante perché permettono allo spettatore di individuare il momento in cui si svolge ciascuna rappresentazione.
Il rilievo era infine arricchito da una ricca policromia, spesso più espressiva che naturalistica, con lo scopo di facilitarne la lettura; inoltre le varie armi erano realizzate come miniature di bronzo e messe qua e là in mano ai personaggi (spade e lance non sono infatti quasi mai scolpite), ad oggi perdute.
La figura di Traiano è raffigurata una sessantina volte e la sua presenza è spesso sottolineata dal convergere della scena e dello sguardo degli altri personaggi su di lui; è alla testa delle colonne in marcia, rappresentato di profilo e con il mantello gonfiato dal vento; sorveglia la costruzione degli accampamenti; sacrifica agli dei; parla ai soldati; li guida negli scontri; riceve la sottomissione dei barbari; assiste alle esecuzioni.
Il realismo domina nella narrazione e l’unico elemento simbolico è la personificazione dell’imponente e solenne Danubio che, emergendo dal suo letto, invita i Romani a passare. Tipicamente romana è poi la narrazione, chiara e immediata, secondo i caratteri dell’arte plebea. La realizzazione non può però dirsi “plebea”, per via della grande varietà di posizioni e atteggiamenti, che evita sempre le composizioni “paratattiche”, cioè le figure isolate semplicemente accostate. La valenza dei rilievi tuttavia non si limita solo all’aspetto tecnico e formale, ma investe profondamente anche il contenuto, segnando uno dei capolavori della scultura di tutti i tempi; la colonna viene così percorsa da una tensione del racconto continua e densa di valori narrativi, dove il senso di rispetto umano per il nemico battuto è un retaggio della cultura greca.
La Colonna Traiana che svetta in tutta la sua bellezza nel cielo di Roma si fa portavoce di un glorioso passato che segnò l’apice del potere dell’impero, da cui seguì il tragico declino.

Tommaso Amato

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