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Ven. Dic 6th, 2019

Santa Sofia – La casa della luce

Santa Sofia (in turco Ayasofya) è uno dei più maestosi e incantevoli monumenti di Istanbul, situata nel distretto di Fatih, a sud del palazzo imperiale ottomano, il Topkapi
In origine dedicata alla Sophia (la sapienza di Dio), dal 537 al 1453 fu cattedrale ortodossa e sede del Patriarcato di Costantinopoli, fatta eccezione per il breve periodo che va dal 1204 al 1261, quando venne convertita dai crociati in cattedrale cattolica di rito romano sotto l’Impero latino di Costantinopoli. Dopo la conquista turca del 29 maggio 1453 venne convertita in moschea musulmana e tale rimase fino al 1931. A partire dal 1º febbraio 1935, dopo la sconsacrazione, divenne un museo.      

Una particolarità di questa meraviglia dell’edilizia è quella di essersi sviluppata ed evoluta nel corso della sua storia. La prima chiesa era conosciuta come Megálē ekklēsía (Grande Chiesa), in un primo tempo dedicata al Logos, la seconda persona della Trinità, la cui festa cadeva il 25 dicembre, l’anniversario della nascita dell’incarnazione del Logos in Cristo. Inaugurata il 15 febbraio 360 (durante il regno di Costanzo II) dal vescovo Eudossio, fu edificata vicino al cantiere del palazzo imperiale. L’edificio fu progettato come una tradizionale basilica latina, dotata di colonnato, gallerie e di un tetto in legno. L’ingresso era preceduto da un doppio nartece (doppio atrio).

Una seconda chiesa fu eretta da Teodosio II, che la inaugurò il 10 ottobre 415. Incendiata durante la rivolta di Nika nel 532 contro l’imperatore Giustiniano, la chiesa bruciò quasi del tutto. Pochi giorni dopo la distruzione della seconda basilica, Giustiniano decise di costruire un nuovo edificio, più grande e più maestoso rispetto ai precedenti, inaugurato il 27 dicembre 537. Tuttavia i mosaici e le decorazioni interne furono completate sotto il regno di Giustino II. Santa Sofia a quel punto divenne sede del patriarca di Costantinopoli e luogo principale per le cerimonie imperiali bizantine, come le incoronazioni.       

Da questo momento in poi la vita della basilica non fu tra le più felici, in quanto nel corso degli anni venne colpita e danneggiata da diversi terremoti (agosto 553, dicembre 557, maggio 558, gennaio 869) o da incendi (859). Come se non fosse sufficiente ad aggravare la già infelice situazione, a ciò si aggiunsero anche i saccheggi perpetrati dai crociati veneziani durante la IV Crociata, quando venne convertita in una cattedrale cattolica.
Nel 1453, durante l’assedio di Costantinopoli, il sultano Maometto II  promise ai suoi soldati tre giorni di libero saccheggio se la città fosse caduta, dopo di che avrebbe rivendicato le ricchezze per sé. La Basilica di Santa Sofia non fu di certo esentata dal saccheggio, diventandone anzi il punto focale, in quanto gli invasori credevano che vi fossero contenuti i più grandi tesori della città.    

Subito dopo la conquista di Costantinopoli, la Basilica di Santa Sofia fu convertita in moschea e il sultano ne ordinò la pulizia e la riqualificazione, aggiungendo i minareti e intonacando i mosaici parietali. Il patriarca si trasferì invece nella Chiesa dei Santi Apostoli.   
Nel 1935, il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l’edificio in un museo. I tappeti vennero rimossi e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli, mentre l’intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso. Tuttavia, le condizioni della struttura erano deteriorate.
L’interno presenta una composizione assai complessa. La navata centrale è dominata dall’immensa cupola centrale alta 55,6 metri dal livello del pavimento, traforata da 40 finestre ad arco, in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell’edificio, che irradiano di luce l’interno dell’edificio. Una delle caratteristiche che la rendono un esempio innovativo è il fatto di essere sostenuta da quattro pennacchi, soluzione mai usata prima. Il loro utilizzo permette un passaggio elegante dalla forma quadrata della base dei piloni a quella emisferica della cupola. Tale scelta non è solo estetica, ma permette anche di distribuire meglio le forze laterali della cupola, scaricando il peso verso il basso.    

La basilica ha una pianta che unisce armoniosamente il rettangolo entro il quadrato (69,7 x 74,6 m), con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, ed un’unica abside opposta all’ingresso. Gli interni sono arricchiti con mosaici a fondo d’oro (tipico dell’arte bizantina), marmi e stucchi. L’esterno, rivestito di stucco, fu colorato di giallo e rosso durante il restauro avvenuto nel XIX secolo. 
Santa Sofia e il suo carattere unico, che la rende uno dei monumenti più avanzati e ambiziosi mai realizzati nella tarda antichità, ci mostra che il passato seppur oscuro non merita di essere dimenticato, insegnandoci che, nonostante gli eventi tragici che l’hanno segnata, lei è ancora lì, più bella che mai, pronta ad abbracciare tutte le culture del mondo.

Tommaso Amato

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