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Lun. Lug 13th, 2020

Pugile in riposo – Uno sguardo rivolto al passato

L’arte greca e in particolare quella Ellenistica ci ha lasciato numerosissimi capolavori della scultura e non solo. Tra questi troviamo la statua in bronzo del Pugile a riposo, tra le più belle e importanti del periodo. Conosciuta anche col nome di Pugile delle Terme o Pugile del Quirinale, è alta 128 cm, risalente alla seconda metà del IV secolo a.C. ed è attribuita allo scultore greco Lisippo. Fu scoperta a Roma  presso le pendici del Quirinale nel 1885, ed è tuttora conservata al Museo nazionale romano.
L’opera fa parte di uno dei due bronzi (l’altro è il Principe ellenistico), che non sono tematicamente correlati tra loro, scoperti nel marzo del 1885 su un lato del Quirinale, presso l’area del convento di San Silvestro e forse facenti parte delle Terme di Costantino.         

Dalla posa della figura, ovvero quella seduta a riposo, si può dedurre che potesse essere stata posta su di un capitello dorico in pietra, quasi fosse uno sgabello. Per nascondere la statua, salvandola così da un probabile saccheggio, era stato riempito un fosso con terra setacciata in modo tale da salvare la superficie del bronzo da ogni possibile danneggiamento.
L’opera fu realizzata con la classica tecnica della fusione a cera persa e con il metodo indiretto. La scultura è un insieme di otto segmenti: le labbra, le ferite e le cicatrici del volto erano state fuse separatamente in una lega più scura o in rame massiccio. Anche le dita centrali dei piedi erano state fuse separatamente, per permettere una più accurata modellazione degli spazi. Lo stesso avvenne per la calotta cranica, che doveva permettere l’inserimento degli occhi policromi dall’interno.     

Parlando del soggetto, possiamo notare che si tratta di un pugile seduto, colto probabilmente in un momento di quiete dopo un incontro; le mani sono ancora avvolte nei cesti (dal latino: caestus), ovvero grossi e complessi guantoni tipici del pugilato antico (particolarmente violento) e introdotti già a partire dal IV secolo a.C.: le quattro dita sono inserite in un pesante anello costituito da tre fasce di cuoio tenute insieme da borchie metalliche.     
La statua, come molte sculture greche (anche tardo-classiche), è basata sul contrasto fra la quiete e il contenimento geometrico espresso dalle braccia appoggiate sulle gambe, ma l’improvviso scatto della testa rivolta verso destra ci introduce a quell’estetica tipica di Lisippo che avvalora e rappresenta il kairos, ovvero un momento, un periodo di tempo nel quale “qualcosa” di speciale accade, l’attimo giusto. Particolarità della statua è la presenza di diversi metalli: in particolare si possono trovare sulla spalla destra, sull’avambraccio, sui guanti e sulla coscia inserti in rame che rappresentano gocce di sangue scaturite dalle ferite.

Il corpo trasmette tutta la possanza e la forza tipiche delle statue eroiche greche, ed è reso con un trattamento non dissimile da quello riscontrabile nell’Eracle a riposo della versione “Farnese”; il viso, in cui si riscontra una grandissima cura dei dettagli, della barba e della pettinatura, è tipico di un uomo maturo e presenta i segni del tempo e dei numerosi incontri passati. Ad esempio, ne sono testimonianze le tumefazioni sulle orecchie (“orecchie a cavolfiore“), anche oggi riscontrabili negli atleti dediti a diversi stili di lotta, senza necessariamente pregiudicarne le funzioni uditive, il che potrebbe comunque indicare una sordità traumatica per via del volgersi repentino e teso della testa, in contrasto con la spossatezza del corpo, contribuendo così all’impatto realistico dell’opera. Tale realismo sta soprattutto nell’intento di rappresentare una maschera di sofferenza, senza però avere intenzioni ritrattistiche: appaiono, infatti, improbabili le proposte di identificazione del Pugile con atleti celebri nell’antichità.    

Un’altra curiosità è la presenza di estremità leggermente più lucide in alcune parti della statua, questo a causa dello sfregamento di antichi ammiratori, e ciò dimostra quanto l’opera fosse tenuta in considerazione.
Con lo sguardo perso in un infinito vuoto di tempo, il pugile riposa di fronte ai nostri occhi, portando con fierezza le cicatrici che lo resero celebre in un passato di cui resta silenzioso testimone.

Tommaso Amato

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