Gio. Set 24th, 2020

David, l’eterno eroe dell’arte – La quiete in Donatello

Il David di cui oggi tratteremo venne realizzato da Donatello all’incirca negli anni ’40 del Quattrocento, quando il grande scultore lavorò per Cosimo de’ Medici. Fatto per il cortile di palazzo Medici, la sua prima menzione risale al 1469, durante le celebrazioni per le nozze di Lorenzo il Magnifico con Clarice Orsini. Realizzato in bronzo dorato, presenta dimensioni piuttosto ridotte per una statua di tale importanza, 158 cm per un diametro massimo di 51 cm ed oggi è conservato nel Museo Nazionale del Bargello a Firenze. È certamente da ritenersi una delle opere più celebri di Donatello, se non il suo capolavoro, elevandosi addirittura ad emblema dell’intero Quattrocento italiano.          

Nel 1495, contemporaneamente alla seconda cacciata dei Medici, venne trafugato dalla folla e trasportato presso Palazzo Vecchio, quale simbolo della libertà della neonata Repubblica fiorentina. Tornato in mano medicea sotto Cosimo I, nel 1555 venne collocato in una nicchia esterna sulla facciata del palazzo pubblico, vicino all’entrata. Nel 1777 fu trasferito agli Uffizi, dove Lanzi lo collocò nella sala delle sculture moderne. Con la creazione del Museo Nazionale del Bargello fu tra le prime opere ad essere selezionate per la collezione di sculture rinascimentali del nuovo museo ed il trasferimento avvenne nella seconda metà del XIX secolo. Qui si trova tuttora, appoggiata su una base di marmo quattrocentesca.        

La statua presenta gli attributi sia del leggendario eroe biblico (la testa di Golia ai piedi, la spada) simbolo delle virtù civiche e del trionfo della ragione sulla forza bruta e sull’irrazionalità, sia del dio Mercurio (i calzari alati), dio dei commerci (l’attività della famiglia Medici) che decapitò Argo Panoptes, il gigantesco pastore dai cento occhi.  Il futuro re d’Israele viene raffigurato in piedi con un insolito cappello (forse un cappello d’arme tipico medievale) decorato da una ghirlanda di alloro. I capelli lunghi e sciolti ricadono morbidi intorno al volto  che, inclinato leggermente verso il basso, appare enigmaticamente assorto. Il corpo nudo, fatta eccezione per i calzari che arrivano al ginocchio, si sostiene interamente sulla gamba destra, mentre la sinistra poggia sulla testa del vinto filisteo Golia. Il corpo è incredibilmente morbido e vivace, modellato all’antica, simile ad un fanciullo gracile ma, allo stesso tempo, con una postura fiera e disinvolta. Nella mano destra impugna ancora la spada abbassata, mentre nella sinistra, appoggiata sul fianco, nasconde il sasso con cui astutamente ha stordito il rivale.          

Donatello, vero nome Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386 – Firenze, 1466), è da ritenersi  uno dei tre padri del Rinascimento fiorentino, insieme a Filippo Brunelleschi e Masaccio, oltre che uno dei più celebri scultori di tutti i tempi. Fondamentale è il suo contributo alla rivoluzione scultorea rinascimentale, che si manifestò tramite la sperimentazione di differenti tecniche e materiali per la realizzazione delle sue opere.

Tommaso Amato

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