Le sale cinematografiche sono chiuse sull’intero territorio nazionale da circa sette settimane. Un periodo di quasi due mesi trascorso senza il buio che precede l’animarsi dello schermo per eccellenza e assaporare il piacere di una visione ampiamente e fisicamente condivisa. Desolazione che pare ulteriormente accentuata volgendo lo sguardo indietro di un anno, quando il cinema mondiale attraversava uno degli interludi più floridi della sua esistenza grazie all’uscita dell’attesissimo Avengers: Endgame.

A pochi giorni dal debutto del film che avrebbe poi frantumato numerosi record d’incasso in vari Paesi, avevamo pubblicato un articolo in cui si cercava di dare un resoconto di quelle che erano le previsioni del successo che il crossover dei Marvel Studio avrebbe generato. Si parlava di cifre sensazionali, che non vedevano paragoni nell’industria cinematografica, ma che trovavano riscontro negli indicatori che misuravano il grado d’attesa del film. Ebbene, nonostante il valore spropositato delle proiezioni, il blockbuster diretto dai fratelli Russo è riuscito a superare qualsiasi attesa e ora, 365 giorni dopo, ci rivolgiamo ad esso come al lungometraggio di maggiore incasso nella storia del cinema.

Se un debutto da record era nelle attese della vigilia, non altrettanto scontato era il raggiungimento di due traguardi a dir poco epocali. Il primo riguarda il mercato interno, quello nordamericano, dove Avengers: Endgame è stato il primo film ad incassare oltre 300 milioni di dollari nel suo primo fine settimana di programmazione. La cifra raccolta ammonta per al precisione a $357,115,007, ed ha costituito un incremento impressionante nei confronti del precedente primato di $257,698,183 fatto registrare da Avengers: Infinity War esattamente un anno prima. Un risultato che acquisisce ulteriore rilevanza nel momento in cui si considera che la cifra dei 200 milioni di dollari nel fine settimana d’esordio veniva raggiunta per la prima volta solamente nel maggio del 2012, proprio dal primo film dedicato ai vendicatori uniti: The Avengers di Joss Whedon. Da allora altri 5 film erano riusciti a debuttare oltre tale soglia, ma nessuno di essi si era mai nemmeno avvicinato al muro infranto da Endgame.

Il secondo limite valicato riguarda il maggior incasso di debutto al lancio mondiale. Anche in questo caso il riferimento era Infinity War, il quale nell’ultimo weekend dell’aprile 2018 era stato in grado di raccogliere 640 milioni di dollari e per di più senza contare sugli introiti del fondamentale mercato cinese, dove uscì due settimane più tardi. Le laute casse cinesi erano invece a disposizione del capitolo successivo fin dai primi giorni, lasciando così ipotizzare un netto superamento di quel record. Ma gli 1.223 miliardi di dollari raccolti sono stati qualcosa che nessuno avrebbe potuto pronosticare. Sull’onda di questi record, Endgame continuò ad infiammare le sale di tutto il mondo per un’altra settimana, arrivando a sfondare quota 2.2 miliardi al termine del secondo fine settimana di programmazione e superando così il totale di Titanic (1997) di James Cameron. A quel punto, il film Marvel si trovava al secondo posto nella classifica “All Time” a livello globale, con solamente Avatar (2009) a svettare su di lui. Una sfida che molti davano per vinta in tempi brevi, data la prepotenza con cui il film dei Russo si era issato a tali livelli, ma che invece si rivelò oltremodo combattuta a causa della brusca frenata a cui andò incontro nelle settimane successive. Nonostante ciò, e grazie al ritorno di fiamma generato dalla distribuzione della versione estesa in piena estate, il 21 luglio 2019 i dirigenti della Disney annunciarono che Avengers: Endgame aveva superato i 2,79 miliardi dollari, diventando quindi l’opera cinematografica dal maggiore incasso derivante dalla distribuzione in sala.

Un cammino molto diverso rispetto a quello avuto dai precedenti detentori dello scettro, i quali avevano generato i loro incassi mirabolanti sulla lunga distanza, grazie al gradimento ed al passaparola degli spettatori. Un aspetto estremamente rilevante infatti, oltre ai dati d’incasso, è che Avengers: Endgame sia stato il primo film non originale a raggiungere questo primato a livello globale. Da Via col vento (1939) all’ultimo lavoro di Cameron, le opere in grado di raggiungere la vetta degli incassi globali erano state dei prodotti che, grazie a metodi di innovazione narrativa e/o innovazioni tecnologiche di estremo rilievo, erano riusciti a fomentare attorno alla propria uscita un alone attrattivo inusuale, un richiamo nei confronti di qualcosa di nuovo e mai visto in precedenza. Alcuni di essi hanno poi incontrato un processo di serializzazione (è il caso de Lo Squalo, Star Wars, Jurassic Park ed anche Avatar, i cui sequel arriveranno nei prossimi anni), il quale però ha avuto come fulcro il successo dell’opera originale in quanto tale e in grado di forgiare il proprio vasto pubblico in occasione della distribuzione nelle sale.

Con Endgame siamo invece in un terreno estremamente diverso, se non addirittura opposto: si tratta dell’apice del più grande processo seriale mai attuato nella storia del cinema. Un successo non autoalimentato dopo l’uscita, ma totalmente pre-costruito in anni di meticoloso lavoro mirato alla tessitura di un universo narrativo immenso. Qui si spiega il differente comportamento – caratterizzato da una modesta tenuta dopo un esordio clamoroso –  del colosso Marvel rispetto ai film-evento delle ere passate. In un periodo come quello attuale, in cui i prodotti esclusi da brand ampiamente affermati sono una rarità a causa dello scarso successo a cui troppo spesso vanno incontro, Avengers: Endgame si è imposto come emblema di una nuova era, quella della serialità cinematografica.

Andrea Pedrazzi