Venezia 1871, una giovane donna ascolta affranta il ciabattino che le espone le condizioni disperate dei suoi stivali. Il caso senza speranza, noto anche come Il ciabattino, è un dipinto a olio su tela (63,5 x 52 cm) realizzato nel 1871 dal pittore veneziano Antonio Rotta.      
Antonio Rotta nacque a Gorizia il 28 febbraio 1828, ed è considerato uno dei pittori veneziani di genere più famosi della seconda metà dell’800. 
La pittura di genere era uno stile pittorico che si dedicava alle scene di vita quotidiana. Rotta, trasferitosi a Venezia, frequentò l’Accademia di Belle Arti a partire dal 1841, dove fu allievo di Ludovico Lipparini (1800–1856).
Nel 1853 partecipò all’Esposizione di Belle Arti a Milano con il dipinto storico Tiziano Vecellio istruisce nella pittura Irene di Spilimbergo, nel 1878 vinse il premio dell’esposizione del Salone del Louvre di Parigi e infine nel 1894 partecipò all’Esposizione artistica di Gorizia con il dipinto Stella marina.  

Le sue opere si trovano in numerosi musei in tutto il mondo, al Museo d’Arte di Filadelfia come nei musei di Helsinki e nel Museo Revoltella di Trieste. La sua città natale custodisce molte sue opere, soprattutto ritratti, presso i Musei Provinciali di Storia ed Arte di Gorizia, mentre molte delle sue opere sono state vendute all’estero e si trovano in importanti collezioni private.           
Rotta si specializzò inizialmente nella pittura di scenette e figure di pittura di genere d’ambiente veneziano, alcune volte venate d’umorismo, risultando le più pregiate, per poi cimentarsi in alcuni quadri di tema storico (Tiziano istruisce Irene di Spilimbergo) e sacro. Non soddisfatto dei risultati ottenuti si volse nuovamente al realismo dei suoi soggetti preferiti, come gli umili o l’infanzia. Spesso dipingeva scene tenere, forti di empatia, compresi bambini o anziani in ambientazioni veneziane, divenendo il maggior narratore visuale di Venezia nella storia.           
La formazione dell’artista ebbe luogo in un momento in cui il rapporto che legava la pittura storica ai generi minori appariva ancora problematico, in quanto, se nelle Accademie veniva privilegiata la prima, la nuova classe borghese, in recente ascesa, mostrava un acceso interesse per i secondi. Questa situazione spinse Rotta a sperimentare il suo talento, dopo qualche grande pala di genere storico, come pittore di genere che non disdegna, ma anzi ricerca, soggetti umili, diventando un vero e proprio precursore in questo campo.

Il dipinto, terminato nell’agosto del 1871, è attualmente esposto al Walters Art Museum di Baltimora, nel Maryland. Si tratta di una delle opere pittoriche più note della storia del movimento della pittura di genere.
Una giovane donna, in tipiche vesti veneziane del tempo, come si può subito notare dal particolare scialle, ascolta il calzolaio, che le espone, apparentemente senza troppi giri di parole, la disperata condizione del suo stivale. La scena è al tempo stesso reale ma umoristica, sottolineata anche dall’espressione bislacca del calzolaio, diventando una sorta di simbolo dei bottegai più umili, abili ma pur sempre popolani. Il che contrasta con l’espressione fin troppo seria e affranta della giovane, che sembra non voler accettare il fatto che non potrà far nulla per riportare a nuovo il suo caro stivale.           

Rotta interpreta l’interno disordinato della bottega con dettagli caratteristici della Venezia dell’epoca, quasi fosse un’istantanea del periodo. Gli attrezzi del mestiere e l’arredamento, seppur “poveri”, trasmettono comunque la grande abilità del calzolaio. 
Nonostante non appartenga alla più ben nota “grande” storia dell’arte, Il caso senza speranza, insieme ad altre opere, ci ricorda come la storia dell’arte non sia fatta solo di grandi e famosi artisti, noti ai più, ma spesso ci stupisce con opere di cui non conoscevamo l’esistenza, regalandoci una visione dell’arte più legata al popolo e ai suoi usi e costumi, alle sue storie di vita.

Tommaso Amato