Mar. Set 22nd, 2020

Ghost of Tsushima – Il vento della resistenza

Cos’è l’onore quando ci pone davanti ad una scelta? Morire seguendo un codice o rinunciare ad esso per salvare non solo noi stessi, ma quella stessa gente a cui avevamo promesso protezione.

Ultimo indiscusso capolavoro di casa Sucker Punch, Ghost of Tsushima si presenta come una delleultimissime grandi esclusive Ps4.


Ci troviamo catapultati nel Giappone feudale, nella piccola ma affascinante isola di Tsushima, situata al centro dello stretto di Corea, durante la prima invasione mongola del Giappone, voluta a seguito del desiderio di espansione di Kublai Khan.


Il giocatore è fin da subito costretto a seguire rigide regole dettate dal codice d’onore dei samurai, il che li condurrà ad una inevitabile sconfitta, vista la superiorità tattica e la mancanza di onore dei mongoli. Tuttavia ci si sente schiacciati da questo onore, dall’orgoglio e dal desiderio di vendetta. Jin Sakai, uno dei pochi sopravvissuti alla battaglia, mostra fin dall’inizio di aver intrapreso la via del bushido, dell’onore, ma con tutte le debolezze di un uomo spaccato in due, costretto al compromesso quando si trova tra le mani il destino di un’intera nazione.

La liberazione di Tsushima e di lord Ishimura, zio di Jin, dagli oppressori prevedrà continui scontri con l’esercito mongolo, ormai stanziati nell’intera isola, ma per avere la meglio Jin dovrà ricorrere non solo alle arti del combattimento samurai, ma anche a quelle dello “spettro”, tipico di chi agisce scorrettamente nell’ombra e adotta mezzi non convenzionali, quasi un prototipo di quelli che saranno un giorno i più famosi ninja. Questa, per un samurai, è forse l’onta più grande, e sul protagonista peserà sempre la vigliaccheria di chi ha scelto di non rispettare il codice d’onore. Jin non vivrà queste tribolazioni come in realtà dovrebbe, e non esistono limiti reali sulla condotta di gioco, che può avvantaggiarsi di entrambi gli stili. Forse è proprio questa la pecca più grande del gioco, ovvero la mancanza di un “karma”, di un cambiamento della storia o del modo di interagire dei personaggi verso di noi.

Nonostante qualche difetto, Ghost of Tsushima resta probabilmente il miglior gioco sul Giappone mai creato per livello di fedeltà e capacità di saper tratteggiare paesaggi mozzafiato, con alture che si affacciano in declivi che si perdono in orizzonti dipinti dai colori sgargianti della natura in fiore, spingendo a volte il giocatore a interrompere la missione e a bloccarsi ad ammirare i meravigliosi paesaggi. Basta qualche immagine per raccontare un’epopea visivamente appariscente, accompagnata da una colonna sonora suggestiva e coinvolgente, intrisa di un fascino epico ed evocativo, degna delle migliori visioni cinematografiche delle opere di Kurosawa, a cui il gioco si collega di continuo con scorci e scontri degni del grande maestro giapponese (al punto da dedicargli una modalità di gioco specifica).


In questo continuo viaggiare tra villaggi, antiche tenute, immense vallate desolate e scorribande a cavallo tra foreste, paludi e campi di raccolti sterminati, la narrazione non raggiunge mai dei picchi di grandiosità, proponendo una storia principale estremamente prevedibile e mai davvero avvincente. Sebbene sul finale si andrà incontro a una scelta cruciale, non arriverà mai il colpo di scena, l’elemento di rottura che lascia il segno, diversamente da come accade ad esempio in The Last of Us – Parte II.


Ghost of Tsushima in un certo senso spreca un’opportunità incredibile, e non bastano i rimandi al cinema di Kurosawa e ai fumetti di genere per sferzare le fila immobili della trama. Ma nonostante ciò, si afferma come una delle opere più suggestive degli ultimi anni, chiudendo in bellezza questa generazione di giochi Ps4, e preparandoci ad un radioso futuro del gaming, dove narrazione, scenografia ed epicità si incontrano li al levar del sole.

Tommaso Amato

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