È ispirato ad una storia vera il delirante e sanguinoso Spice Boyz, opera d’esordio del regista Vladimir Zinkevich, un evento tragico che si consumò nella città bielorussa di Gomel nel 2014. Una premessa che, una volta tanto, ha la capacità di accrescere la carica emotiva dell’opera, perché questo graduale percorso verso l’incubo non necessita di una componente soprannaturale per imbastire la propria sequenza di orrori, ma riesce a esasperare gli effetti di una situazione totalmente verosimile fino a renderla un’esperienza allucinante.

A tal proposito, qualche dubbio può essere instillato dalla sequenza iniziale, che mostra due poliziotti che, dopo essersi recati nei pressi di una villa di campagna in seguito ad una segnalazione, vengono aggrediti da un essere dalle sembianze non del tutto umane. Dopo questo spiazzante incipit, però, i toni si distendono per concentrarsi sul clima scanzonato che accompagna un gruppo di ragazzi che raggiunge una casa isolata per un addio al celibato. Un’eterogenea compagnia che evade dalla routinaria vita cittadina per trascorrere una notte di divertimento senza freni, ma che invece rischia di naufragare in un anonimo soggiorno.

Ecco quindi che questi personaggi dai soprannomi improbabili si trovano a dover correre ai ripari, che tradotto in altri termini significa procurarsi delle sostanze stupefacenti che consentano loro di ravvivare un contesto che altrimenti viene inscenato come insopportabilmente monotono. Ed è qui che la situazione prende una piega imprevista, nel momento in cui lo spacciatore di fiducia si ritrova a corto di droghe comuni e pensa quindi di fornire agli aspiranti festaioli una non meglio precisata “Spice” dall’effetto molto “hardcore”. Forse troppo “hardcore”,dal momento che persino dai pezzi grossi dello smercio arriva l’ordine di non diffondere quel tipo di sostanza, a causa degli effetti troppo estremi che essa esercita sui consumatori. Ma il danno è ormai fatto, la dose è stata fornita e gli effetti non tardano a manifestarsi.

Come anticipato in apertura, non siamo nel terreno del soprannaturale, ma le alterazioni dovute a questa misteriosa sostanza mutano non solo le capacità cognitive di chi ne fa uso, ma arrivano anche a corrompere i loro modi rapportarsi al mondo circostante, esasperandone i comportamenti ed accentuando la loro ricerca di euforia fino a trasformarla in violenza incontrollata. In questo senso Spice Boyz può essere letto come una parossistica riflessione su una contemporanea tendenza di fuga dalla noia. Una via di scampo dalla normalità che spesso eccede e sconfina nell’aggressività, esponendo coloro che strenuamente la perseguono a rischiare la propria stessa incolumità.

Il film di Zinkevich riesce a rendere in maniera sufficientemente impetuosa questo fenomeno e, pur senza toccare le vette formali di Climax (Gaspar Noé, 2018) con cui condivide alcuni elementi, si afferma come un’opera sufficientemente angosciante e ardita nel mantenere un linguaggio equilibrato in un delicato processo che trasforma i protagonisti della vicenda nei micidiali killer di questo atipico slasher europeo.

Andrea Pedrazzi