Il primo cortometraggio di Yasmin Gomes segue da vicino una delle grandi questioni dell’America Latina: la frattura insanabile tra la vita nelle metropoli e quella nell’entroterra.

Nelle metropoli si cresce, ci si emancipa e si entra in contatto con un mondo che sembra lontano anni luce rispetto alle piccole città che ci si è lasciati alle spalle. Si respira un’aria diversa a San Paolo. Non c’è l’atmosfera asfissiante e retrograda del paesino rurale, non ci sono i pregiudizi che ti impediscono di vivere pienamente. Ma qual è il prezzo del biglietto per la metropoli? Qual è il peso umano di questa scelta?

Não te amo mais ci offre una bella selezione di risposte possibili.

C’è la doppia assenza, lo spaesamento di chi “non è più lì” e allo stesso tempo “non riesce ad essere del tutto qui”, ci sono i ritmi infernali e gli stipendi che evaporano per pagare i trasporti e la sopravvivenza, c’è la moltitudine che inghiotte e che invisibilizza.

“Credo che la città mi abbia reso un essere umano migliore, ma anche con alcuni traumi, soprattutto in relazione alla dignità umana… di cui siamo privi”.

L’esordio di Yasmin Gomes riesce ad inquadrare in pochi minuti tanti piccoli mondi che si sfiorano fugacemente prima di dissolversi nella frenesia di San Paolo. 

Marco Lera