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“Ogni film, così come ogni opera d’arte, è frutto dell’audacia, della persistenza dell’autore stesso, e mai come in questo caso è così vero. Chi ha avuto la fortuna di vedere Et consumimur igni sa esattamente di che cosa sto parlando”: il corto si apre con una riflessione del “critico cinematografico Gerardo Foti” (alias Luis Molteni), a cui segue una scena tratta dal film in questione, che vede il pupazzo rosso Biagio del programma per bambini Sunday Club protagonista di un documentario sulla sua vita. L’ intento di Biagio è quello di affermarsi come regista drammatico, presentando una pellicola sulla tossicodipendenza e la vita nelle periferie, ma nessuno lo prende sul serio, anzi, viene invitato da tutti a riprendere la carriera da intrattenitore per bambini.

Evidente l’intento parodico del critico e degli “attori improvvisati”, che nel corso del documentario non possono fare a meno di sorridere, quando raccontano del “salto di qualità” dalla comicità dei programmi per i più piccoli alla drammaticità di un film sulla tossicodipendenza fatto dal pupazzo, e c’è addirittura chi annovera Et consumimur igni all’interno del “cinema teribbile”.  

Il cortometraggio è uno dei lavori del romano Matteo Tiberia, che fa sorridere e lascia interdetti durante tutto il corso della pellicola, per poi arrivare alla conclusione che forse è meglio, per Biagio, tornare a intrattenere i bambini: in fin dei conti, “il Sunday Club non è così diverso dal mio film”.

Chiara Pirani