SEZIONE CE L’HO CORTO

«Il Brasile non si ferma»

Un moderno cavaliere crociato ornato dai vessilli di Lux Brasil, associazione cattolica di estrema destra, cavalca al galoppo. La spada è nel fodero, al suo posto il novello paladino regge nella mano destra la bandiera brasiliana. Sta incitando il popolo tutto a scendere in piazza, a manifestare compatto il 15 marzo 2020 contro il comunismo e i traditori della patria al grido di «ORDINEN ET PROGRESSUS». 

Il 15 marzo (giorno precedente la prima morte da COVID-19), i sostenitori del presidente Jair Bolsonaro affollano Brasilia, combattono contro il comunismo (il «comunavirus»), contro le restrizioni dovute alla pandemia, non negano però l’esistenza del virus, lo sfidano a muso duro da veri patrioti, come amano definirsi, e con l’arma più forte di tutte: la Fede.

João Prado, il regista, brasiliano d’origine e residente in Germania, si muove tra la folla di Brasilia lasciando la libertà di raccontare la surreale giornata all’occhio documentaristico della macchina da presa, ma l’atmosfera festosa e colorata, ai limiti dell’irrazionale – di un carnevale tardivo confinato al microcosmo cittadino – è infranta nel finale da uno sfondo nero su cui compaiono a caratteri cubitali (in giallo e verde) le accuse di irresponsabilità al governo neofascista di Bolsonaro e la fredda constatazione del numero dei morti da COVID-19, in Brasile, aggiornati al primo ottobre: 143.000. Oggi sono 171.000.

Tommaso Quilici