SEZIONE CE L’HO CORTO

Un viaggio a ritroso nel “film” della propria vita: la protagonista, seduta a terra mentre dietro di sé scorrono foto, momenti e immagini del proprio passato, racconta del rapporto con suo padre, fortissimo, viscerale. Ricorda invece con sofferenza, ripercorrendone i momenti salienti attraverso foto e immagini tratte dalla propria difficile esistenza, il legame con la madre, profondamente diverso. Dopo essere stata vittima di violenze da parte della donna, infatti, la protagonista racconta del conseguente divorzio tra i genitori e del fatto che il padre, per il semplice fatto di essere uomo, fosse considerato il “cattivo” della situazione. 

Nella seconda parte del corto, vengono mostrate delle immagini molto forti, che ritraggono scene quotidiane caratterizzate, però, dall’opposto di quello che potrebbe essere definito un perfetto “quadretto familiare”, il tutto corredato dal racconto della protagonista, che afferma come, al culmine delle atrocità, si fosse chiusa nella propria stanza, sicura ma spaventata per ciò che sarebbe potuto accadere al padre, temendo per la sua incolumità.

Il corto, diretto sapientemente dall’austriaca Bahare Ruch, simboleggia la rinascita, la libertà da un passato difficile e si configura come una sorta di lettera scritta dalla protagonista al genitore: “per essere mio padre, il mio migliore amico e il mio eroe”.

Chiara Pirani