SEZIONE CE L’HO CORTO

Il primo elemento che cattura l’attenzione dello spettatore non è visivo: la musica, che supporta perfettamente l’andamento del cortometraggio, permette di immergersi già dall’inizio in un’atmosfera di tensione. Un prete si sta preparando per andare a dormire, e la macchina da presa si concentra sul momento della svestizione dai panni ecclesiastici e poi sulle mani che scrivono. Ma il protagonista si trova ad avere a che fare con una serie di particolari eventi e con la ricorrente presenza di uno strano e misterioso simbolo: il culmine viene toccato nel momento in cui il simbolo stesso emerge dal buio nel giardino esterno, avvolto da lingue di fuoco. Il prete, visibilmente destabilizzato, si allontana dalle fiamme solo quando sente il suono di una campana. Spostandosi, si trova di fronte a una figura incappucciata e decide di seguirla nell’oscurità.

Il giovanissimo regista italo-danese Oliver Folcarelli gioca con una serie di immagini che tengono lo spettatore col fiato sospeso, desideroso far luce sul mistero che avvolge il simbolo e il protagonista stesso. Indubbiamente, come affermato all’inizio, la parte sonora svolge un ruolo determinante durante tutto il corso del cortometraggio.

Chiara Pirani