La sezione OFF concorso, nata dalla collaborazione con il collettivo Inside Porn, fondato da Maria Giulia Giulianelli, Giulia Moscatelli e Arianna Quagliotto, promuove all’interno del festival una visione pornografica originale, inusuale – diversa da ciò che il pubblico è abituato a vedere – e ne promuove la discussione. Il loro progetto di ricerca sulla pornografia, nato nel 2016 in collaborazione con il Laboratorio di Etnosemiotica e il C.U.B.E., porta Inside Porn in diversi festival dedicati al genere e non solo.

Quella nel Ce l’ho Corto Film Festival vuole essere “una selezione che mira a promuovere quei prodotti che mettono in scena le diverse sessualità adoperando molteplici linguaggi espressivi – dal porno esplicito, alla fiction o ancora al documentario”, come affermano le organizzatrici, e ancora “abbiamo quindi deciso di selezionare prodotti che evidenziassero la fluidità dei nostri rapporti. Esistono infinite possibilità di essere in relazione e noi cercheremo di mostrarvene quante più possibile: da quelle con gli altri, a quella con se stessi e con il proprio corpo e, ancora, a quella con il proprio contesto sociale.”

La fluidità dei temi, personaggi e contesti affrontati non manca di certo. Di seguito vi proponiamo le recensioni di tutti i cortometraggi di questa sezione.

A Meeting di Giuseppe Lanno 

“Cosa succede quando due persone s’incontrano e fanno solo sesso? Si possono capire? Come trascorrerebbero il tempo fuori dal letto? Sarebbero in grado di sentirsi liberi al loro primo e unico appuntamento?” 

Instagram ha rimpiazzato le domande di circostanza da primo appuntamento su cosa studi, se ti piaccia o no il cibo cinese, se hai ascoltato l’ultimo degli Zen Circus e via dicendo. Ma i corpi si incontrano dopo centinaia di parole dette e scritte a distanza. Va bene così, intendiamoci, ma la confidenza reciproca e la complicità quando si fa sesso passano ancora per certi momenti: scoperta, sorpresa, mediazione, ripetizione, variazioni sul tema, ripetizione, etc.

A meeting mette in scena la creazione di un’intimità tra due quasi-sconosciuti con un ritmo ossessivo e vorace, onirico e inquietante. Una complicità costruita da mani che si allungano per eccitare il/la partner e per cucinare delle patate al forno, per condividere una foto su Instagram e per lavarsi i denti. 

Due frasi di questo cortometraggio ne delimitano i confini e ne evidenziano la bellezza.

“Il mio corpo è più libero di me”, ovvero non ha bisogno di una cenetta per superare l’imbarazzo di un coito, non cerca di riempire un vuoto con dialoghi impacciati, non sa che farsene di un’uscita in società per dare una parvenza di legame. Sotto questo aspetto il corpo è da sempre avanti rispetto alla società, soprattutto quella dello spettacolo.

“Volevo sapere cosa le piace”, voglio ascoltarla senza pregiudizi, ammetto di non sapere già tutto, non voglio imporre una routine preconfezionata. Il sesso è dialogo. Soprattutto le prime volte. 

Il lavoro di Giuseppe Lanno destabilizza ed eccita grazie a delle immagini estremamente curate, un montaggio pienamente riuscito e ad una colonna sonora incalzante.

Si perdonano certi momenti borderline come il naturalismo un po’ stereotipato dei peli pubici sauvages o il piatto di zucchine tagliato.

Consigliatissimo.    

Outercourse  di Ali Kurr 

Già dalle prime inquadrature si capisce che dietro Outecourse c’è una produzione di livello internazionale, nel bene e nel male. Infatti, la madrina dell’esordio hard di Ali Kurr è nientemeno che Erika Lust, pioniera del porno femminile e imprenditrice di successo nel settore. Nella storia troviamo Bella alle prese con il violento ed estremo Jacques (la bestia… davvero?!).  Il regista vuole che Bella utilizzi del burro in una scena di penetrazione, ma non ha letto le condizioni contrattuali dell’attrice, dove viene specificato che lei non si presta a quel genere di rapporti. Inizia così una brevissima lite al termine della quale Bella e l’attore che le fa da partner restano soli. La ragazza può prendere così l’iniziativa e girare il proprio video, libero dalle convenzioni e dagli stereotipi del mondo dell’hard.

Il messaggio del corto è sicuramente giusto e auspicabile: non è necessaria la penetrazione per avere un rapporto soddisfacente e carico di erotismo, tanto nella vita reale quanto nel mondo dell’intrattenimento per adulti. La strada che porta ad una nuova sessualità deve passare per la creazione di nuovi contenuti anche, e soprattutto, nel mondo del porno.

Purtroppo, il taglio prettamente commerciale del prodotto si risolve in un videoclip bucolico/agreste sospeso tra una pubblicità della Mulino Bianco e uno spin-off de I miserabili. È possibile riscontrare un paio di soluzioni estetiche carine (il cerchio di fiori come simbolo di nuova armonia tra i sessi, ad esempio) e un simpatico siparietto con i tecnici all’inizio, che meritano il tempo della visione.

The Last Romantics di João Cândido Zacharias 

The Last Romantics è un corto simpatico, spigliato e divertente, ma sicuramente non porno. A meno che non abbiate la pruderie di una beghina fiamminga del XVII secolo, troverete ben poco di sconcertante negli 11 minuti di visione. Si tratta del racconto dello stesso episodio da due punti di vista differenti: quello di un efebico biondino ancora un po’ turbato dallo “scambio di cortesie” consumato in un cinema pieno, al quale si contrappone quello di un ragazzo ben più scafato che racconta divertito al compagno un piccolo segreto.

Il tono è quello scanzonato e irriverente di un episodio di Coffe&Cigarettes, con al posto del caffè il cinema e al posto delle sigarette… beh avete capito.

Gli ultimi romantici sono, quindi, quelli che riescono ancora ad innamorarsi fugacemente al cinema o sull’autobus? Certo, anche se il regista sembra voler aggiungere maliziosamente che senza sega non c’è vero romanticismo (chissà cosa avrebbe detto Werther!).In attesa del primo lungometraggio di João Cândido Zacharias, ci possiamo consolare con questo corto davvero piacevolissimo.

Mes Chéris di Ethan Folk, Ty Wardwell, Jamal Phoenix

Un mese prima della sua mastectomia, Jamal Phoenix decide di dire ufficialmente addio al suo seno vestendo i panni di una figura immaginaria, Chéri.

Chéri è sex worker, una figura stereotipatamente molto femminile, vista dal pubblico nell’atto di elogiare le sue esperienze e la sua immagine.

Chéri incontra un cliente e si immerge in un atto sessuale alternato alla sua voce narrante sull’importanza di quell’esperienza e sulle sue sensazioni a riguardo.

Il personaggio Trans è forte, fluido, non stereotipato. Capace di incuriosire sull’andamento narrativo della situazione, eccitare e, in ultimo luogo ma assolutamente non meno importante, far riflettere su quale sia la rappresentazione che solitamente viene fatta di queste figure.

Se dell’immaginario T non se ne parla ancora abbastanza all’interno della stessa comunità LGBT+, ancor peggio è il discorso in un ambiente pornografico affezionato a stereotipi di genere e riproduzioni ancor oggi monotematiche.

Il corpo è fluidità, in continua trasformazione. La visione di quest’opera ne dimostra le sue bellezze.

Mutual Masturbation di altSHIFT

Un inno al non giudizio, allo stravolgimento dei ruoli, fino ad arrivare all’invasione della quarta parete in un porno che parla di sé stesso.

Chi è il performer in questo porno? Tutti

Una coppia si sta preparando al sesso eccitandosi guardando un porno, ma sarà proprio quest’ultimo a fare la stessa cosa con loro. L’immagine pornografica allora si fa contenitore di sfumature diverse, da un messaggio di empowerment sul concetto di vagina, all’utilizzo non stereotipato di sex toys alla figura di osservazione della scena.

I due registi che si trovano dietro la camera stravolgono concetti intrinsechi nell’ambiente pornografico e aprono un discorso metacinematografico tra eccitazione e riflessione critica.

Teen Angels di Mahx Capacity

Prodotto dall’ AORTA films, il cortometraggio inizia ponendo al centro due figure in abiti adolescenziali alla scoperta di nuovi oggetti con cui giocare. Un “obbligo o verità” scatenerà l’inizio di dinamiche erotiche e sessuali tra le due.

Come cita la presentazione ufficiale della casa di produzione, anche questo titolo come tutte le altre opere prodotte pone all’attenzione figure Queer , di non è esplicita l’identità di genere, e neanche ci interessa a dir la verità.

Il gioco sfocerà in punizione, il tutto alla scoperta di sé stessi, tra violenza e piacere.

Corpi diversi, ancora una volta “non conformi” alla convenzione in un’opera eccitante e stravolgente.

Ritual Waves di Lina Bembe

Lina Bembe nasce come attrice pornografica mainstream per poi passare ad altri campi, sempre in qualche modo legati al sesso e alla sessualità. 

Oggi scrive e dirige i suoi film, con l’obiettivo di demolire l’enorme quantità di vergogna e pudore che tuttora fa del sesso un tabù, e portare alla luce i benefici, sulla propria persona, che avvengono quando ci si relaziona con sé stessi attraverso il sesso.

In Ritual Waves, una donna (Lina Bembe) pratica autoerotismo immersa nell’acqua; come in un sacco amniotico, la protagonista, attraverso la masturbazione, torna in una condizione di vita fetale alla scoperta di sé.

It was like that in the 90s di Christian Schneider

Il 20 aprile 1998 a Chicago, durante il lancio del nuovo sistema operativo Windows 98 di Microsoft, avvenne l’impensabile. Alla presenza del fondatore del colosso statunitense, nel momento clou della presentazione, il sistema andò in errore provocando l’ilarità del pubblico. Così nacque un mito. Sullo schermo era apparsa la celebre “schermata blu della morte”.

Nel brevissimo film di Schneider (appena due minuti) accade la medesima cosa. Al culmine di una “chiaccherata” online, il destino irrompe bruscamente nella serata dei due protagonisti, rovinandola irrimediabilmente. D’altronde Bill Gates era stato chiaro: «Questo è il motivo per cui non distribuiamo ancora Windows 98».

Foreign Body di Dušan Zorić

1994. Una ragazza bosniaca stuprata, nella sua stessa casa – nido familiare violato – da due militari serbi, racconta la terribile esperienza a una telecamera. Nello stesso anno, a qualche centinaio di chilometri di distanza, Marko, un bambino serbo, festeggia il compleanno assaggiando per la prima volta una reform cake

Il dato non è certo: oscillano tra ventimila e cinquantamila le donne stuprate in Bosnia nel periodo 1992-1995. Dagli stupri sono nati dei figli e, anche in questo caso, le stime sono imprecise, si va da due a quattromila figli, ormai adulti, alcuni dei quali inconsapevoli e che mai conosceranno le loro origini. 

In questa mesta cornice storica, circa vent’anni dopo le guerre jugoslave, il piccolo Marko, ormai un ragazzo strutturato, vuole dimostrare la sua mascolinità ai compagni di squadra. Nel rapporto sessuale con una ragazza di Sarajevo, vittima di abusi, scopre di avere un lato aggressivo. 

Un cortometraggio insolito per una sezione di cinematografia pornografica – data la mancanza quasi totale di visione di nudo integrale – e un racconto strutturato a similitudini e somiglianze in cui la coerenza tecnica talvolta tralasciata lascia il posto all’attenzione e alla curiosità trasmessa ad un pubblico inconsapevole, nell’intenzione di comprendere il messaggio trasmesso. Le immagini datate aprono le domande e le varie interpretazioni possibili da ricostruire intorno a questo lavoro. 

Successivamente alla presa di consapevolezza di quanto avvenuto, la vicenda scorre verso il finale, con una carrellata in piscina durante l’appello dei ragazzi. In quel: «Presente!» esclamato con decisione in risposta all’appello del suo allenatore sta tutta la maturazione di Marko.

«So deep inside of me, I long to set it frees

I don’t know what to do, just can’t explain to you

I don’t know what to say, oh, not another word

Just la la la la la»

Marco Lera
Sarah Corsi
Tommaso Quilici