Ultima giornata di programmazione e ultimi cortometraggi della sezione rimanenti.

Intermission Expedition

Curioso come anche un paesaggio arido e privo di qualsiasi elemento appartenente alla routine quotidiana possa, almeno in un primo momento, rappresentare un mero prolungamento di quella vita frenetica che ciascuno si trova a condurre praticamente ogni giorno. È ciò che accade ai protagonisti del corto di animazione scritto e diretto da Wiep Teeuwisse: questi particolari personaggi, nelle loro tinte pastello, continuano a cercare degli impegni quotidiani che in realtà, essendo “in vacanza”, non hanno.

Il cortometraggio offre un significativo spunto di riflessione allo spettatore, il quale, proprio come i simpatici esploratori che vengono osservati, potrà imparare ad apprezzare maggiormente ciò che lo circonda, fermandosi a guardare, a toccare, a percepire con più attenzione la bellezza della semplicità. 

Consigliato (giusto per staccare un po’ dalla solita routine!).

Kids

Un gruppo formato da omini tutti uguali, che si trovano ad affrontare le dinamiche complesse che inevitabilmente conseguono all’appartenere a una “massa”. Ma, in questo gregge indistinto messo in scena dal regista svizzero Michael Frei, come si può convincere gli altri delle proprie affermazioni? Come si può indicare di seguire una precisa direzione piuttosto che un’altra ed essere ascoltati e assecondati? 

Nel momento in cui ci si trova in un gruppo, solitamente, si cerca di far valere le proprie idee, ma quando si è tutti uguali, come accade nel cortometraggio in questione, è facile che si azioni un meccanismo a catena, per cui andare controcorrente o distinguersi dagli altri è praticamente impossibile. E così il gruppo si compatta, diventa sempre più grande, ingloba sempre più unità. E ciascuno si trova a seguire le azioni dell’altro e a precipitare nell’oblio.

Sheep, wolf and a cup of tea

Sulla scena, parzialmente avvolta dall’oscurità, si succedono i membri di una famiglia che si dedica, prima di andare a dormire, a dei rituali piuttosto bizzarri: c’è chi sistema delle bustine di the sugli occhi, chi mangia appena prima di porsi sotto le coperte e chi mette il rossetto per baciare una fotografia. Nel frattempo, però, un bambino decide di evocare, da una scatola custodita sotto il suo letto, un lupo, ed inizia ad imitarlo vestendone i panni.

In poco tempo, però, durante il sonno dei suoi familiari, come alimentate dai loro sogni, prendono forma delle pecore inquietanti, che invadono la stanza. 

Catapultato in un mondo popolato da strane creature, alla fine, il bambino si troverà ad essere intrappolato in un costume da pecora (e non più da lupo), per poi ritornare ad essere lupo, così come accadrà a tutte le pecore “create” in sogno dai suoi familiari: la regista francese Marion Lacourt vuole forse far riferimento all’uscita dal gregge?

Chiara Pirani