Il Pantheon, letteralmente tempio di tutte le divinità, passate, presenti e future, è di certo uno dei monumenti più famosi di Roma, meta di migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo.
L’edificio venne costruito nel 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero e amico di Augusto, affidandone la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto ed in seguito fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 120-124 d.C., dopo che degli incendi ne avevano danneggiato la struttura.
È una costruzione assai singolare e innovativa per l’epoca, vera e propria avanguardia architettonica. Il corpo principale è composto da una struttura circolare unita a un portico in colonne corinzie (otto frontali e due gruppi di quattro in seconda e terza fila) che sorreggono un frontone. La grande cella circolare, detta rotonda, è cinta da spesse pareti in muratura e da otto grandi piloni su cui è ripartito il peso della caratteristica cupola emisferica in calcestruzzo, che ospita al suo apice un’apertura circolare, l’oculo, che permette l’illuminazione dell’ambiente interno. L’altezza dell’edificio calcolata all’oculo è pari al diametro della rotonda. A quasi due millenni dalla sua costruzione, la cupola del Pantheon è ancora oggi una delle cupole più grandi di tutto il mondo (più di quella della Basilica di S. Pietro), e nello specifico la più grande costruita in calcestruzzo romano.

All’inizio del VII secolo, il Pantheon venne convertito in basilica cristiana chiamata Santa Maria della Rotonda o Santa Maria ad Martyres, il che gli consentì di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni inflitte dai papi agli edifici della Roma classica.
Per quanto riguarda la prima versione del tempio (quello voluto da Agrippa), dai resti rinvenuti a circa 2,50 metri sotto l’edificio, si sa che era di pianta rettangolare con cella disposta trasversalmente, più larga che lunga, e che il tempio era costruito in blocchi di travertino rivestiti da lastre di marmo.
L’edificio di Agrippa aveva comunque l’asse centrale che coincideva con quello dell’edificio più recente e la larghezza della cella era uguale al diametro interno della rotonda.
Sul timpano, l’iscrizione originale dell’edificio, riportata sulla successiva ricostruzione di epoca adrianea, recitava: M•AGRIPPA•L•F•COS•TERTIVM•FECIT, ossia: «Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit», «Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta».
Sotto Adriano, l’edificio venne interamente ricostruito. I bolli laterizi (marchi di fabbrica annuali sui mattoni) appartengono agli anni 115-127 e si può ipotizzare che il tempio fosse stato inaugurato dall’imperatore durante la sua permanenza nella capitale tra il 125-128.

Il tetto a doppio spiovente del portico è sorretto da capriate lignee, sostenute da muri in blocchi con archi poggianti sopra le file di colonne interne. La copertura bronzea della travatura lignea del pronao fu asportata nel 1625 sotto papa Urbano VIII per la realizzazione di 80 cannoni di Castel Sant’Angelo e forse in parte minima per l’edificazione del Baldacchino di San Pietro, opera di Gian Lorenzo Bernini: per questo “riciclo” fu scritta la famosa pasquinata “quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini“.
La cupola, del diametro di 43,44 m, con le sue 5000 tonnellate di peso, è l’archetipo delle cupole costruite nei secoli successivi. La realizzazione fu resa possibile grazie a una serie di espedienti che contribuiscono all’alleggerimento della struttura: dall’utilizzo dei cassettoni all’uso di materiali via via sempre più leggeri verso l’alto, ed essa fu realizzata in unico getto sopra una enorme centina in legno.

All’esterno, la cupola è nascosta inferiormente da una sopraelevazione del muro della rotonda, ed è quindi articolata in sette anelli sovrapposti, l’inferiore dei quali conserva tuttora il rivestimento in lastre di marmo.
A partire dal Rinascimento, nel Pantheon, come in tutte le chiese, furono realizzate sepolture, in particolare di artisti illustri. Ancor oggi vi si conservano, fra le altre, le tombe dei pittori Raffaello ed Annibale Carracci, dell’architetto Baldassarre Peruzzi e del musicista Arcangelo Corelli. Oltre a quelle di illustri artisti, sono conservate anche le tombe dei due primi re d’Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I.
Quell’occhio nel centro di Roma osserva il passare dei secoli immobile, immutabile, illuminando chiunque accolga la luce della città eterna.

Tommaso Amato